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Aforismi

Jacques Revel

La crisi della memoria storica

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Professor Revel a cosa si può attribuire la crisi che la memoria storica sta attraversando nella nostra epoca?

Questa crisi - ma la parola è un po' troppo forte, si tratta in effetti di una trasformazione profonda, di una trasformazione critica -, questa crisi mi sembra legata al fatto che siamo usciti, dal tempo certo, dal tempo orientato, dal tempo del progresso in cui tante delle generazioni che ci hanno preceduto hanno vissuto: oggi il presente non è più sicuro, il futuro lo è ancora di meno e all’improvviso la concatenazione del passato al presente è divenuta una concatenazione largamente ipotetica. Tutto questo è accaduto in anni relativamente recenti. Due date potrebbero in effetti servire da simbolo per questa trasformazione. La prima è quella del 1968, cioè di una rivolta che è stata al tempo stesso una rivolta utopica, la quale ha cercato di riorganizzare una situazione sociale ispirandosi tuttavia ad una utopia retrospettiva, poiché nella maggioranza dei casi era nel passato, in società del resto ampiamente reinventate per la circostanza che si cercavano modelli di convivialità o di socialità. Insomma il 1968 è stato una rivolta generosa che pretendeva di cambiare la società cercando dei modelli non nell’avvenire, e tanto meno nel presente, ma in società distanti ed esotiche. La seconda data che mi sembra significativa rispetto a questo cambiamento è quella dell’inizio della grande crisi mondiale, nel 1973-1974, non solo perché questa crisi dalla quale non siamo ancora usciti ha scosso le fondamenta della nostra società, ma perché questa crisi ha distrutto gli schemi di intelligibilità grazie ai quali eravamo abituati a pensare la nostra esperienza storica. Questa crisi noi non sappiamo neppure descriverla, sappiamo più o meno come è cominciata, ma non sappiamo prevedere in che maniera essa disorganizzi, soggioghi le forme delle relazioni sociali che sono quelle delle nostre società. Essa ha inaugurato un processo che certamente un giorno si arresterà, ma che è un processo di cui non controlliamo né le concatenazioni né gli effetti. Insomma, essa ha opacizzato il nostro presente, è una situazione provvisoria, va da sé, ma mi sembra che questa situazione provvisoria abbia in larga misura trasformato le condizioni della nostra esperienza del tempo: là dove eravamo in grado di trovare delle ragioni nella storia, non troviamo più che dei rifugi contro i pericoli del presente e contro le incertezze del futuro, là dove trovavamo un senso della storia troviamo una fondamentale discontinuità, ed è in fondo questa esperienza del tempo puro, della pura distanza, che oggi determina la condotta degli attori sociali o degli attori storici quali noi siamo. In breve, vi è una riorganizzazione globale del nostro rapporto con il tempo e con l’esperienza storica di cui, mi sembra, cominciamo solamente a misurare gli effetti. Mi sembra dunque che da tutto questo possiamo concludere che l’inadeguatezza del vecchio racconto nazionale rispetto alla richiesta, alle attese di cui è oggetto nella nostra società, sia l’espressione, in ogni caso il simbolo, di una profonda disfunzione fra l’esperienza tradizionale e la nuova esperienza della temporalità storica.

Tratto dall'intervista La memoria e la storia


Biografia di Jacques Revel

Leggi l'intervista da cui è stato tratto questo aforisma

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