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Domenico Losurdo

Storia del suffragio

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DOMANDA: Prof. Losurdo, il tema delle riforme elettorali è stato ed è ancora oggi all'ordine del giorno in Italia. Questa potrebbe essere un'occasione per ricostruire la storia del suffragio, a partire magari dai protagonisti di questa storia. Penso, ad esempio, a John Stuart Mill.

John Stuart Mill, almeno in teoria, si schiera a favore del suffragio universale. In realtà continuano ad esserci tutta una serie di requisiti per il voto, che reintroducono in qualche modo la restrizione censitaria. Per esempio J. Stuart Mill ritiene che, al di sotto di un certo livello di cultura, non si possa godere dei diritti politici; oppure ritiene che coloro che godono dell'assistenza comunale o parrocchiale non possano usufruire dei diritti politici.

Tuttavia J. Stuart Mill, almeno per quanto riguarda il futuro, parla di un suffragio universale: però di un suffragio universale che non viene distribuito in modo uguale. In altre parole John Stuart Mill si pronuncia a favore del voto plurale.

Egli riconosce che tutti i cittadini devono poter partecipare alla direzione della vita politica. Tuttavia a suo giudizio è assurdo, ingiusto, che a tutti i cittadini venga riconosciuto un diritto uguale ad esprimersi politicamente. Ci sono alcuni che sono più intelligenti e più istruiti di altri. Costoro devono essere in grado di poter esprimere non un solo solo, bensì due o tre voti: in questo modo ritorna, sia pure in forma diversa, la restrizione censitaria del suffragio.

Allorchè John Stuart Mill deve cercare di spiegare in che modo si può accertare la maggiore intelligenza di certi cittadini rispetto ad altri, dichiara, ad esempio, che un datore di lavoro è più intelligente di un lavoratore manuale, perchè il datore di lavoro deve esercitare anche l'intelligenza, mentre il lavoratore manuale esercita semplicemente il lavoro per l'appunto manuale.

Quindi noi vediamo anche questa modalità di opposizione al suffragio universale: il tema del diritto di voto plurale, che in America ha una lunga tradizione che giunge sino ai giorni nostri.

Se vogliamo parlare dell'America, è necessario sfatare una serie di luoghi comuni. Certo Tocqueville presenta l'America come il paese classico della democrazia. E' interessante notare come anche un altro autore, così profondamente diverso da Tocqueville, cioè Karl Marx, presenti l'America come il paese della democrazia compiuta, per il fatto - così si esprime già il giovane Marx - che "in America i nullatenenti possono ben essere i legislatori dei proprietari".

Dunque in America sembrerebbe esserci il suffragio universale, sembrerebbe essere scomparsa qualsiasi discriminazione censitaria. In realtà si sbagliavano sia Tocqueville che Marx, perchè in America la discriminazione censitaria si esprimeva in modo diverso. Si esprimeva in primo luogo attraverso la discriminazione razziale.

Si tenga presente che, nel momento in cui Marx e Tocqueville filosofano, in America i negri sono esclusi dall'esercizio di voto. Ed è lo stesso Tocqueville a dichiarare che, nel Sud degli U.S.A., lavoro è sinonimo di schiavitù. Quindi nel Sud degli U.S.A. il lavoro continua ad essere escluso dall'esercizio dei diritti politici.

Ma non si tratta soltanto dei negri. Noi dobbiamo pensare alle ondate successive di immigrati. Questi immigrati, prima di essere naturalizzati, prima di conquistare il diritto di cittadinanza e quindi di poter essere ammessi all'esercizio dei diritti politici, devono trascorrere un periodo di tempo, devono superare anche determinatre prove.

Da questo punto di vista, noi vediamo in America una situazione non molto diversa da quella dell'Europa; soltanto che la discriminazione censitaria si manifesta attraverso modalità diverse.

Vorrei fare il seguente confronto. Benjamin Constant legittimava la discriminazione censitaria dicendo che i lavoratori manuali devono essere esclusi dal diritto di voto perché possono essere assimilati, in fondo, a degli stranieri, nel senso che non hanno interessi da difendere, non sono proprietari: quindi in qualche modo godono dei diritti civili, ma per un altro verso sono stranieri, non sono cittadini in senso stretto. Si potrebbe dire che quella che per Constant è una metafora, in America è una vera e propria realtà. Lì in effetti i lavoratori sono in larga parte stranieri: sono negri oppure sono immigrati, in larghissima parte esclusi dall'esercizio dei diritti politici.

Tratto dall'intervista "Per una storia del suffragio" - Napoli, Vivarium, martedì 22 settembre 1992

 


Biografia di Domenico Losurdo

Leggi l'intervista da cui è stato tratto questo aforisma

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