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DOMANDA: Professor Mathieu, nonostante l'economia sia universalmente riconosciuta come una disciplina scientifica, o comunque con pretese scientifiche, fino a due secoli fa l'economia era semplicemente una branca della morale. Quindi oggi può sembrarci strano il fatto che un filosofo si occupi di economia, che e' diventata una disciplina da esperti. Infatti c'e' ancora oggi tutto un aspetto dell'economia che non può essere esaurito dall'economia scientifica, matematica, tecnica e cosi via. Anzitutto, come lei ha detto, i primi professori di economia politica erano dei filosofi; ma poi soprattutto nella teoria della moneta - che tra l'altro è anteriore all'economia politica classica - gli aspetti direi filosofici sono, se non prevalenti, perlomeno importantissimi. Anzitutto perché il denaro e' qualcosa di ideale; checché si dica, checché, comunque, lo si connetta, lo si voglia connettere con interessi detti materiali, in realtà la sostanza del denaro è ideale. Ha un carattere ideale anzitutto perché dipende da una aspettativa, da una previsione che soltanto l'uomo può formulare, previsione senza dubbio rafforzata dalle esperienze passate ma non garantita da esse. La previsione è che qualcuno farà per me qualche cosa in cambio di quel denaro che io ho guadagnato facendo qualcosa per altri. E del resto è caratteristico che il denaro sia conosciuto in tutte le società umane, anche nelle più primitive, sotto forma non di moneta coniata, ma in altre forme, sia adoperato e soltanto credo nelle società umane: non risulta che si usino forme di denaro nelle società degli insetti, per esempio, e se ci fossero delle società di angeli probabilmente neanche loro adoprerebbero il denaro. E poi ciò che rende interessante il denaro, per un filosofo, è il fatto che tutto si rovesci quando si parla di denaro. Rispetto a che cosa? Rispetto agli altri beni economici. Per esempio la stessa parola realizzare. Ecco, se noi realizziamo un bene economico, per esempio un podere oppure un vestito usato, diciamo che lo realizziamo quando lo trasformiamo in denaro; in realtà dovremmo dire che lo idealizziamo, perché al posto d'una cosa collochiamo un simbolo. Ma tutto si rovescia nel linguaggio del denaro e allora la realtà diventa il simbolo anziché la cosa. Il passato e il futuro lo stesso, il valore delle cose passate, fatte diciamo degli oggetti, dipende dal passato: il valore del denaro dipende dal futuro nel senso che se domani il mondo finisse, tutto il denaro non varrebbe più nulla. Se domani per esempio tutti cessassero di lavorare, di collaborare, io non saprei che farmene del denaro. Se io mi trovassi isolato in un deserto potrei avere tutto il denaro che voglio, ma non avendo nessuno a cui darlo non saprei che farmene. La cosa curiosa del denaro è che il suo uso implica un rapporto inverso a quello che si ha con qualsiasi altro bene che si adoperi. Se io adopero del cibo lo adopero per mangiarlo, qualsiasi bene io l'adopero in quanto possa appropriarmene, farlo mio; e invece il denaro lo uso solo nella misura in cui lo possa alienare, dare ad altri; il denaro è come il rovescio degli altri beni. DOMANDA: Il denaro è forse uno degli strumenti di comunicazione più universali che esistano? Senza dubbio, di comunicazione non verbale, naturalmente, che si può accompagnare alla comunicazione verbale, che può aiutare, diciamo, la comunicazione verbale, può renderla persuasiva; il valore persuasivo del denaro che può suscitare diciamo il carattere ideale. Ebbene pensiamo a quei versi di Cesare Sterbini, nel Barbiere di Siviglia, quando Figaro dice: "all'idea di quel metallo...", all'idea di quel metallo la sua mente diventa un vulcano e ne si noti l'idea: quel metallo agisce sulla sua mente come idea che gli dà delle altre idee. Tratto dall'intervista La filosofia del denaro - Roma, Museo Numismatica della Zecca dello Stato, martedì 11 guigno 1991Leggi l'intervista da cui è stato tratto questo aforisma Aforismi dello stesso autore Tutti i diritti riservati |