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Aforismi

Paolo Rossi

Memoria e identità

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Il tema della memoria non è solo un problema filosofico, ma è radicato profondamente nell'uomo, che ha il terrore di essere dimenticato. Il nostro desiderio di immortalità, indipendentemente dal fatto che crediamo o meno all'anima immortale, è comunque forte. Vorrei citare, a questo proposito, un famoso esempio letterario. Perfino dall'oltretomba ci è giunta, nella letteratura, l'espressione di questo profondo desiderio di non essere dimenticati, perché nei versi de La Divina Commedia, c'è uno che si rivolge a Dante e gli dice:

"Quando tu sarai nel dolce mondo
priegoti che alla mente altrui mi rechi".

Questo uomo che sta nell'altro mondo desidera che Dante ricordi il suo nome sulla terra affinché esso non venga dimenticato. Questo tema del non essere dimenticati è una cosa così vasta che trova un'espressione peculiare; siamo pieni di oggetti che richiamano alla memoria qualcosa; per limitarci alle persone, i cimiteri sono luoghi che ci richiamano alla memoria le persone scomparse, come anche i monumenti, le stele, le lapidi, insomma sono modi per rendere in un'immagine fisica una presenza che non c'è più, per richiamare qualche cosa alla memoria, perché questo è indubbiamente un valore.

Si può affrontare questo tema su un piano di filosofia alta e ci si può anche rendere conto della sua presenza guardando ai prodotti culturali, per così dire, non accademici, che non appartengono alla cosiddetta alta cultura. C'è un film molto bello, Blade Runner, dove compaiono dei "replicanti", esseri artificiali assolutamente identici agli esseri umani, che vivono in mezzo a loro e che non sanno di essere dei replicanti. Il loro problema è proprio questo. Nel momento in cui si affaccia nella mente di una di queste replicanti, che nel caso specifico era una donna, il dubbio di essere tale, di non essere un vero essere umano, ma un automa (quindi qualcuno che ha una memoria che gli è stata inserita nel cervello come in una macchina e che non è la memoria vera), allora sopravviene una crisi e questa donna, guardando delle vecchie fotografie ingiallite su un pianoforte, si domanda se sono ricordi veri o sono falsi. Il dubbio che quei ricordi siano falsi la getta in una angoscia terribile, perché è una persona che non può avere nostalgia del passato.

L'assenza della nostalgia, l'assenza della memoria è, come si dice comunemente (mi sembra un'espressione ancora valida), una perdita dell'identità. Se non avessimo la nostra memoria non sapremmo chi siamo.

L'identità personale è fondata sulla memoria, sulla propria autobiografia. Io so che sono lo stesso di quando avevo tre anni e questa è un'assoluta certezza, direbbe David Hume, anche se non è in nessun modo dimostrabile: è un'assoluta certezza che deriva dalla memoria e dall'uso che faccio della memoria. Quella della memoria collettiva è soltanto un'analogia. Come la mia identità è data dalla memoria personale, allo stesso modo, entro certi limiti, posso dire che l'identità di un gruppo è data dalla sua memoria, tant'è vero che ogni gruppo, ogni partito o qualunque collettività umana, anche un club di persone che si riuniscono per giocare a carte, costruisce dei simboli che sono quelli che richiamano le finalità o gli scopi per i quali queste persone in qualche modo si trovano.

Viene da dire che il tema della dimenticanza non è un problema marginale; la memoria e la dimenticanza sono due cose collegate. Anche qui vale un'analogia forte. Che cosa vuol dire ricordare, ad esempio ricordare la propria vita? Vuol dire selezionare, ricordare pezzi, istanti, momenti.

Se una persona ricordasse tutto, si troverebbe in una situazione spaventosa, patologica. C'è un racconto di Borges molto bello che si intitola Funes el memorioso. Funes è un uomo che non può dimenticare nulla e, poiché non può dimenticare, non ha ricordi, ma ha una folla sterminata di cose che gli uccidono la mente, gli uccidono il cervello. Dice Borges: non ricorda soltanto il bicchiere su un tavolo, ma vede tutti gli acini dei grappoli d'uva, che formano la pergola che sta sopra il tavolo, ricorda tutto il tessuto che ha visto, quel bicchiere in quel modo specifico: ricorda, quindi, i singoli atti, istante per istante.

Quindi se non c'è dimenticanza, non c'è neppure memoria; avremmo soltanto quella specie di cosa spaventosa che sarebbe il ricordare tutto.

Tratto dall'intervista "La memoria" - Firenze, abitazione Rossi, martedì 29 novembre 1994

 


Biografia di Paolo Rossi

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