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Aforismi

Emanuele Severino

Parmenide

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DOMANDA: Parmenide scrisse un poema in esametri di cui ci sono pervenuti circa 150 versi. Questo testo è stato considerato il vero e proprio inizio del pensiero filosofico. Professor Severino, quali possono esseri i motivi che ci spingono oggi a interessarci della filosofia greca e addirittura delle sue forme più antiche, e in particolare di un filosofo come Parmenide?

Certamente la sua domanda tocca un tasto dolente, cioè quello della nostra cultura, la quale pensa di potersi disinteressare del pensiero greco, pensa di non aver nulla a che fare con il pensiero greco. Invece si tratta di rendersi conto che non solo la nostra cultura, ma l'intera nostra civiltà, si sviluppa all'interno delle categorie che sono state espresse per la prima volta dal pensiero greco.

Ci sono anche dei segnali che fanno capire l'importanza dei greci per noi, e in particolare di Parmenide. E' vero che oggi qualche autore, per esempio Popper, si interessa di Parmenide. Abbiamo l'intervista di Popper con Einstein, dove Popper chiamava Einstein "Parmenide", quindi c'è il segnale che non si tratta di uno sconosciuto, e ci sono dei segnali nei quali Parmenide appare in modo straordinariamente insolito, ad esempio Platone lo chiama "venerando e terribile" - un'espressione di Omero.

Aristotele, che in genere è così compassato, dice che quelle di Parmenide sono maniai, cioè sono follie: si può dire che è l'unica volta che Aristotele si lascia andare così con un pensatore, lo chiama folle, pazzo, eppure questa pazzia di Parmenide si può dire è il punto di riferimento al quale l'intera storia del pensiero filosofico si è riferita.

DOMANDA: Lei ha fatto cenno all'inizio ad una analogia che legherebbe Parmenide e Einstein. E' noto che Einstein riteneva vi fosse una rigorosa dipendenza causale tra tutti i fenomeni, determinismo che amava illustrare con la frase: "Dio non gioca a dadi con l'universo". E' questo il filo concettuale che parte da Parmenide e giunge fino ad Einstein?

Per quanto riguarda Einstein l'analogia con Parmenide veniva fuori in questi termini: per la teoria della relatività tutti gli eventi del mondo sono come già registrati nella "bobina", una bobina che contiene tutti gli eventi del mondo.

E' certamente una concezione deterministica, ma se tutti gli eventi stanno come fotogrammi in una bobina, allora non c'è un passato, un futuro e un presente, si tratta solo di proiettare la bobina. Questa è l'analogia che conduce il discorso di Einstein, che esclude dunque un non-ancor-essere e un non-più-essere, perché nella bobina tutti i fotogrammi sono contemporaneamente. Questa è l'analogia tra il discorso di Einstein e il discorso di Parmenide.

Tratto dall'intervista "Parmenide" - Venezia, Museo Correr, Biblioteca Marciana, martedì 15 marzo 1988

 


Biografia di Emanuele Severino

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