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Aforismi

Emanuele Severino

Nichilismo e tecnica

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Dicevo prima che l'atteggiamento di Heidegger, almeno del primo Heidegger fino agli anni '50, non è di sradicamento del pensiero metafisico ma di comprensione delle radici ontologiche del pensiero metafisico, la comprensione dell'essere è l'orizzonte all'interno del quale si decidono le sorti della metafisica. Ora, se si tiene presente che la metafisica è la concrezione più rilevante del rivolgersi all'ente e se si tiene presente che per Heidegger il rivolgersi all'ente è reso possibile dalla figura della "deiezione", e che la figura della deiezione è uno dei tratti primari dell'"esistenza inautentica", allora ne viene che la non condanna della metafisica da parte di Heidegger non può essere la condanna di tutte queste figure che sono legate al pensiero metafisico, cioè c'è metafisica in quanto c'è il rivolgersi all'ente, il rivolgersi all'ente richiede deiezione, deiezione richiede esistenza inautentica. Non era difficile capire, perché lo stesso Heidegger in "Sein und Zeit" lo diceva, che queste espressioni "esistenza inautentica", "deiezione", che poi si esprimevano anche in quelle forme come chiacchiera, curiosità, equivoco come forme delle deiezione, ecco non era difficile capire, anche perché, ripeto, Heidegger si esprimeva esplicitamente, che non implicavano una condanna. Quando Heidegger parla dell'esistenza inautentica non parla di un qualche cosa che è male che ci sia, che non dovrebbe esserci, ma di una possibilità essenziale del "Dasein". Questo vuol dire che, come rilevavo prima che l'atteggiamento di Heidegger verso la metafisica non è di condanna ma di elaborazione delle condizioni originarie, così l'atteggiamento di Heidegger verso la deiezione, l'esistenza inautentica e il riferimento al mondo non è un atteggiamento di condanna, ma -e qui compiamo l'ultimo passo - se si tiene presente che la tecnica è la forma più potente in cui il "Dasein" oggi si rivolge al mondo e dunque se si tiene presente la connessione che c'è tra metafisica e tecnica, allora il rapporto di Heidegger verso la tecnica è analogo al rapporto di Heidegger verso la metafisica: non di condanna ma di elaborazione della condizioni originarie, affinché possa costituirsi qualcosa che, Heidegger lo dice più volte, come la tecnica per quanto provocante è essa stessa disvelante l'essente. E adesso l'ultimissimo passo, perché la tecnica vuol dire connessione col nichilismo, tecnica vuol dire nesso col nichilismo e cioè con l'oblio dell'essere, con la dimenticanza dell'essere, la dimenticanza che incomincia col pensiero metafisico, che è già radicata negli atteggiamenti deiettivi inautentici dell'esistenza, che si esprime nella tecnica, ecco l'oblio dell'essere. Allora questo vuol dire che, stando a questo versante del discorso di Heidegger, neanche il nichilismo è qualche cosa che Heidegger pone come oggetto di condanna, tanto è vero che poi quando Heidegger discute con un pensatore, il quale parlava di "oltre la linea del nichilismo", Heidegger indugia a lungo sull'espressione "sulla linea", cioè essendo molto sospettoso di ogni progetto che intenda oltrepassare il nichilismo.

Biografia di Emanuele Severino

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