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Alessandro Ghisalberti

Il male per Agostino

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Direi che Agostino ha vissuto drammaticamente il problema del male, e vi abbiamo già fatto cenno parlando della sua adesione al manicheismo, e ha vissuto poi, dottrinalmente, in modo altrettanto drammatico il problema del libero arbitrio; finalmente da un punto di vista speculativo gli sembra di aver trovato la soluzione al problema del male, secondo quello che Agostino ci indica nel suo itinerario delle "Confessioni" e la trova in Plotino nei libri dei platonici dove si afferma che il male in sé è non essere, il male in sé è privo di realtà, è privo di consistenza e come tale non può esistere; come tale dunque non c'è un male o un principio del male che si opponga al bene o al principio del bene. Questo è totalmente improponibile perché? Perché Agostino aveva superato questo dilemma dei manichei già da tempo con i solidi argomenti dei filosofi.
Se esiste un principio del bene vuol dire che l'essere si coestende col bene e quindi appartiene a questo principio, e dunque non ci può essere nulla che li può ostacolare: se esistesse qualcosa sul fronte del male che può intaccare il bene o il principio del bene, il principio del bene non sarebbe più principio del bene sarebbe vulnerabile e dunque per ciò stesso non sarebbe il principio del bene. Impensabile dunque un dualismo: metafisicamente esiste solo il bene, l'essere; da questo punto di vista la soluzione fu convincente. Restava il problema però sul piano morale in cui il male che si configura non come un male in sé, metafisico, ma un male morale, quello che la tradizione chiama il peccato.
Allora Agostino pensò a lungo a quali fossero le origini del male morale, del peccato e quali ne fossero i segni nell'uomo. Le origini di esso lo turbarono per il riferimento al principio di creazione di cui abbiamo parlato; si domandava infatti: "Ma come è possibile che esista una natura corrotta sul piano morale o corruttibile sul piano morale se tutte le cose son state create da Dio, forse che Dio ha creato già le cose deboli? Forse che Dio ha creato le cose corruttibili? Ma perché ha fatto questo?"
Ecco, questo interrogativo pressante che Agostino per anni ha portato avanti ha trovato parziale soluzione quando individuò, con l'aiuto di una esegesi biblica che secondo Agostino andava bene, uno stato della natura umana progettata da Dio pura, quindi in uno stato di impeccabilità. Questa natura pura sarebbe quella appartenuta ad Adamo nell'Eden prima della caduta, questa natura pura è quella natura umana in Gesù Cristo. Di fronte a questa natura pura dell'uomo dunque, dove non c'è ombra che vada a rifluire sulla creazione da parte di Dio, si inserisce la scelta del peccato del primo uomo, il peccato del primo uomo ha attirato una debolezza congenita sulla natura dell'uomo e, questa debolezza congenita si trasmette con le generazioni, quindi dopo Adamo peccatore tutti nascono con una natura indebolita. Con questa soluzione da un lato Agostino riusciva a conciliare la dottrina del peccato originale con la dottrina della creazione, dall'altro lato riusciva a scacciare, il termine che mi sembra pertinente, l'ombra del manicheismo. I manichei dicevano infatti che c'è un principio del male che opera. Agostino invece in questo modo recupera una positività dell'intera creazione: non c'è nulla della creazione che sottostà a un principio negativo, al principio del male, al Dio del male.

Tratto dall'intervista "Agostino d'Ippona",  Napoli , 1994

 


Biografia di Alessandro Ghisalberti

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