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Hans Georg Gadamer

La metafisica e la res cogitans

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Cartesio ha introdotto la differenziazione fondamentale. Egli ha mostrato che la res extensa, la sostanza estesa, è conoscibile con gli strumenti della scienza naturale matematica. Ma c'è ancora un'altra res, ancora un'altra sostanza, e questa è la res cogitans, la sostanza pensante, la coscienza. E' a tutti noto che ancor'oggi stiamo davanti a questo problema, il quale ad esempio si presenta sotto la forma del rapporto corpo-anima; ed ancor'oggi possiamo solo dire: pur addentrandoci sempre di più nella fisiologia del cervello ed in tutte le nuove conoscenze che descrivono il processo scientifico naturale del pensiero, rimaniamo sempre di fronte allo stesso iato che era emerso ai tempi di Cartesio. Lo iato consiste nel fatto che pur potendo in fondo osservare sempre di più ed anche spiegare i processi della scienza della natura, non possiamo però mai arrivare a spiegare cosa si pensa in un pensiero del genere. Si possono simulare in modo sorprendentemente preciso i processi necessari al pensiero, (ma alla domanda perché si pensa questo o quello per il momento non si sa rispondere; ancor'oggi non si ha alcuna idea di come si ci possa avvicinare ad una risposta del genere). Ci si chiede anche come esseri pensanti possano al tempo stesso pensare e pensare il proprio pensiero. Alla filosofia sono qui posti compiti che per la ragione umana sono più o meno enigmatici come i messaggi delle religioni rivelate. L'espressione usata per questo è indubbiamente molto nota: "trascendenza", ciò che sta al di là del nostro sapere sperimentale. In precedenza si trattava di Dio, della morte, dell'immortalità dell'anima e di cose del genere. Ora, in fondo, non è poi così diverso; rimane sempre qualcosa che è al di là dell'esperienza. Kant l'ha nominata filosofia trascendentale e ci dovremo chiedere di che cosa si tratti effettivamente.

Descartes hatte die Grundunterscheidung eingeführt. Er hatte gezeigt, die resüextensa, die ausgedehnte Sache, läßt sich mit den Mitteln der mathematischen Naturwissenschaft erklären. Aber es gibt noch eine andere "res", noch eine andere Sache, und das ist die res cogitans, die denkende Sache, das Bewußtsein. Und Sie wissen alle, daß wir vor diesem Problem bis zum heutigen Tage stehen, etwa in der Form von Leib und Seele, wo wir bis zum heutigen Tage ja nur sagen können, je tiefer wir in die Gehirnphysiologie und alle die neuen Erkenntnisse, die auch den naturwissenschaftlichen Vorgang des Denkens beschreiben, eindringen, bleiben wir [?] vor demselben Hiat stehen, der damals aufgebrochen ist, der Hiat, der darin besteht, daß wir zwar die naturwissenschaftlichen Prozesse schließlich mehr und mehr beobachten und auch erklären können, aber niemals dazu kommen, auch noch zu erklären, was man in solchem Denken denkt. Man kann die Prozesse, die zum Denken nötig sind, erstaunlich weitgehend simulieren, aber warum dann dieses oder jenes gedacht wird, davon ist vorläufig überhaupt noch keine Idee, wie man an so etwas heran könnte, und man fragt sich auch, wie denkende Wesen ihr eigenes Denken noch denken könnten, wenn sie es zugleich machen könnten. Also wir sind in der Tat gesetzt worden für die Philosophie, die ungefähr ebenso rätselhaft ist für die menschliche Vernunft wie die Botschaftender Erfahrungsreligionen. Der Ausdruck, den man dafür gebraucht, ist ja sehr bekannt: die Transzendenz. Das, was jenseits unsere Erfahrungswissens ist, war früher Gott, der Tod Unsterblichkeit der Seele und solche Dinge. Jetzt ist es im Grunde nicht anders geworden. Es bleibt in der Tat immer noch etwas, was jenseits der Erfahrung ist; das hat dann Kant Transzendentalphilosophiegenannt, und wir werden uns zu fragen haben, was das eigentlich ist.

Tratto dall'intervista Il filosofo e la morte, 10 aprile 1991, Fermo -   Palazzo dei Priori


Biografia di Hans Georg Gadamer

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