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Aforismi

Reinhard Brandt

Spazio e tempo in Kant

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DOMANDA
Qual è la differenza che Kant fa tra apparenza, fenomeno e cosa in sé?

BRANDT
La distinzione tra cosa in sé ed apparenza è essenziale per l’intera opera di Kant. Viene introdotta già nell’Estetica, nella teoria dello spazio e del tempo quali forme soggettive dell’intuizione, dove Kant dice che se concepiamo lo spazio come uno spazio assoluto, in certo modo come un contenitore alla maniera di Newton oppure come uno spazio di relazioni, che esprime cioé le relazioni tra le cose in sé, allora queste concezioni non reggeranno ed egli ritiene di potere mostrare che appunto non reggono. Perciò non resta altra via d’uscita che determinare spazio e tempo come forme soggettive dell’intuizione e dire che esse precedono ogni recezione del sostrato sensibile, che viene spazialmente e temporalmente strutturato. Bisogna ammettere che l’uomo ha una siffatta forma soggettiva d’intuizione con la quale si percepisce come natura corporea. Quindi grazie alla sua facoltà sensibile l’uomo può esperirsi come oggetto spaziale. Con questa teoria dello spazio e del tempo è data al tempo stesso la necessità di distinguere tra fenomeni che ci appaiono con la caratteristica dell’esteriorità, cioé della spazialità e della temporalità, ed il concetto di qualcosa che non ha queste caratteristiche. La cosa in sé è quindi un oggetto solo per questa operazione razionale che non possiamo non compiere, se partiamo dall’idea che spazio e tempo sono forme soggettive dell’intuizione. Noi siamo costretti in certo modo a costruire una classe di oggetti che possiamo solo pensare, che forse è vuota, ma che deve essere pensata come la classe di quegli oggetti che non cadono sotto le forme di spazio e tempo. La cosa in sé è dunque per Kant un oggetto del pensiero, mentre i fenomeni spazio-temporali vengono concepiti come oggetti della conoscenza. Nell’Analitica trascendentale la Critica della Ragion Pura si pone il compito di mostrare in che modo i fenomeni spazio-temporali possono diventare oggetto della nostra conoscenza. A tal fine essi sottostanno alle operazioni dell’intelletto e Kant si cura dapprima di offrire una esposizione sistematica delle operazioni intellettuali, per poi mostrare il modo in cui queste stesse si riferiscono a quel che ci è dato nella forma di spazio e tempo, rendendo così possibile le conoscenze, la conoscenza dei fenomeni. Ma allora la cosa in sé non è un oggetto della conoscenza, ma un necessario oggetto del pensiero. Questa distinzione tra un necessario oggetto del pensiero ed un oggetto della conoscenza spazialmente e temporalmente strutturato è, per la Critica della Ragion Pura, proprio essenziale. Insieme alla differenza di cosa in sé e fenomeno è data anche la formula a tutti nota della filosofia kantiana quale unità di idealismo trascendentale e realismo empirico. I fenomeni strutturati spazialmente e temporalmente sono in quanto tali determinabili come oggetti effettivi solo nello spazio e nel tempo. Nell’empiria siamo dei realisti. Ma una riflessione razionale ci porta al tempo stesso a dire che i fenomeni sono appunto solo fenomeni, sicché siamo costretti a pensare contemporaneamente alla cosa in sé quale necessaria controparte. Ecco la dottrina dell’idealismo trascendentale e del realismo empirico, che in questa forma coesistono.

Das ist nun ein.Schlagwort. Kant unterscheidet zwischen Ding an sich und Erscheinung.?

Ding an sich und Erscheinung ist eine für das gesamte Werk essentielle. Sie wird eingeführt in der Ästhetik,.in der Theorie von Raum und Zeit als der subjektiven Formen der Anschauung in der Weise, daß Kant sagt, wenn wir die Vorstellung, daß der Raum ein absoluter Raum ist, gewissermaßen ein Behälter - so wie bei Newton - oder daß er gefaßt wird als Relationenraum, daß er die Relationen vorstellt, darstellt, zwischen den Dingen'als solchen. Wenn wir diese Ideen nicht halten können (und er meint zeigen zu können, daß das nicht möglich ist), dann bleibt nur als Ausweg übrig, daß wir den Raum und die Zeit bestimmen als subjektive Formen der Anschauung, die aller Rezeption von sinnlichem Etwas vorhergehen, die dieses Etwas strukturieren, räumlich und zeitlich strukturieren. Seine Meinung ist, daß wir annehmen müssen, daß der Mensch eine derartige subjektive Anschauungsform hat. Damit schaut er sich auch selber als Körperwesen an. Erist also vermöge seines Anschauungsvermögens im Raum selber ein erfahrbarer Gegenstand, und daß mit dieser Raum-Zeit~Theorie zugleich gegeben ist die Notwendigkeit: der Unterscheidung von Phänomenen, die uns unter der Signatur der Äußerlichkeit, der Räumlichkeit oder in der Struktur der Zeitlichkeit erscheinen und den Gedanken an etwas, was das nicht tut. Das Ding an sich ist also nur ein Gegenstand für diese Vernunftoperation, zu der wir verpflichtet sind, wenn wir zu der Meinung kommen, daß Raum und Zeit subjektive Formen der Anschauung sind. Wir müssen gewissermaßen eine Gegenstandsklasse bilden, die wir uns nur denken, die vielleicht leer ist, aber die als diejenige Klasse gedacht werden muß, die die Dinge bestimmt, die nicht unter der Form von Raum und Zeit stehen. Das Ding an sich ist also ein Gegenstand des Denkens. Die Erscheinung in Raum und Zeit werden von Kant so gefaßt, daß sie Gegenstände der Erkenntnis. sind. Und die "Kritik der reinen Vernunft" macht sich in ihrem ersten Teil, in dieser Analytik, zur Aufgabe zu zeigen, wie die Phänomene in Raum und Zeit Gegenstände unserer Erkenntnis werden können. Dazu unterliegen sie der Bestimmung der Verstandesoperationen, und Kant macht sich nun auf, diese Verstandesoperationen zunächst näher systematisch zu erfassen und dann zu zeigen, wie sich die Verstandesoperationen beziehen auf dasjenige, was in der Form von Raum und Zeit uns gegeben wird - die sich darauf beziehen und damit die Erkenntnisse, die Erkenntnis der Erscheinung, ermöglichen. Also das Ding an sich ist kein Gegenstand der Erkenntnis, sondern ein notwendiger Gegenstand des Denkens. Und diese Unterscheidung von notwendigem Denkgegenstand und einem Gegenstand der Erkenntnis unter der Struktur von Raum und Zeit ist für die "Kritik der reinen Vernunft" ganz essentiell. Mit dieser Unterscheidung von Ding an sich und Erscheinen ist zugleich eingeführt ein Stichwort, das allgemein bekannt ist, nämlich Kant behauptet, den transzendentalen Idealismus und den empirischen Realismus, die Erscheinung in der Strukturiertheit von Raum und Zeit sind Erscheinungen und als solche dort als wirkliche Gegenstände bestimmbar. Wir sind in der Empirie Realisten, und eine Vernunftreflexion führt uns zugleich dazu zu sagen, daß die Erscheinungen eben nur Erscheinungen sind und wir die notwendigen Gegengedanken eines Dinges an sich mitdenken müssen. Das ist die Lehre des transzendentalen Idealismus und empirischen Realismus, die beide in dieser Form zusammengehören.


Biografia di Reinhard Brandt

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