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Aforismi

Sergio Quinzio

Pensare Dio

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DOMANDA - Professor Quinzio, lei è contrario a quelle posizioni che legano filosofia e fede. Davvero come dice Martin Buber dobbiamo ridurci a parlare con Dio, ma non possiamo rappresentarcelo filosoficamente?

QUINZIO: Io tengo ferma questa posizione anche rendendomi conto della paradossalità, nel senso che è vero che non necessariamente soltanto la mia opinione trova conferma o consenso nelle Scritture: evidentemente se delle scritture sono state date letture diverse attraverso i secoli e i millenni evidentemente le Scritture consentono anche quelle letture. Io continuo a dire che è enormemente prevalente nell'orizzonte ebraico-cristiano quest'idea di Dio, come appunto è stato scritto da autori vari - Buber, per esempio -, del quale non si parla. Non c'è discorso tematico su Dio, perché o Dio parla e ci rivela la sua volontà, ci dà i suoi ordini, oppure a Dio si parla per pregarlo, per chiedergli qualcosa, per adorarlo; al di fuori di questo non c'è nessuna possibilità. Ora, il ruolo della ragione nella fede è un ruolo che c'è già nei libri sapienzali dell'Antico Testamento. Anche nei libri sapienzali si accoglie questa sapienza naturale, per esempio il libro dei proverbi dice: "stai attento a non dispiacere il potente perché il potente ti potrà minacciare", "guardati dalla pigrizia"; cioè c'è tutta un'area in cui vengono assunte delle esperienze comunemente umane, tra le quali entrano appunto anche queste, per esempio di dire: "vi rendete pur conto che c'è un universo, che le cose ci sono, quindi ci sarà un creatore, ci sarà un'origine". Non direi per— che questo viene mai posto al centro, perché poi nell'orizzonte biblico prevale enormemente la parola di Dio anche quando contraddice totalmente tutte le regole che si possono dedurre dalla esperienza naturale, per esempio quando Dio ordina ad Abramo di uccidere il figlio, ed evidentemente va in una direzione totalmente opposta a quella che è la legge "naturale" quando gli promette un figlio dal grembo sterile e vecchio di Sara essendo lui centenario, cioè in definitiva prevale sempre l'aspetto paradossale. In San Paolo queste cose ci sono, perché San Paolo, dopo aver negato praticamente il valore della legge, le scelte umane, tutto è dato per grazia, le opere non contano, poi le sue lettere le termina magari con un capitolo di ammonizione: "Ricordatevi dunque che il vostro corpo deve essere degno di varcare il tempio dello Spirito Santo"; il che non è molto coerente con la premessa che le opere sono indifferenti. Quindi questi aspetti coesistono, un aspetto in cui certi valori naturali sono riconoscibili e possono avvicinarci a Dio, però è anche vero che Dio, quando parla, trascende di gran lunga, spezza questa logica naturale, questa logica mondana, per darci una verità che sta al di là di quella; e questo aspetto mi pare molto più decisivo di quell'altro.


Biografia di Sergio Quinzio

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