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Aforismi

Emilio Lledó

Il valore dell'educazione

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Io credo che nel mondo dell'informazione, nel mondo dell'informatica che oggi ci domina - e che non possiamo negare: è lì, è una forma della nostra cultura - sussista il pericolo di trasformare il sapere in mera informazione, la conoscenza in mera informazione. Eppure, ciò che caratterizza l'uomo non è tanto il sapere e la quantità di informazioni che può avere - a questo scopo esistono già  i cervelli elettronici, i computer - quanto il pensare, la possibilità di pensare, la possibilità di rinnovare il suo sapere, di rivederlo, di ricrearlo. E in una cultura come la nostra, trasformare l'educazione in istruzione significa trasformare gli individui in cumuli, in piccoli nuclei di piccoli saperi assolutamente parziali, senza collegamento con gli altri saperi e con i saperi della realtà totale e con il significato profondo di questi microsaperi. Stiamo perciò trasformando il mondo in piccole oasi di solitudine: sabbie infinite e solitudini infinite. Anche in Spagna si parlava un tempo di Ministero della Pubblica Istruzione: oggi si chiama Ministero dell'Educazione e della Scienza, abbiamo conservato l'educazione, la parola, se non altro. Ma se continuiamo così, temo che la parola educazione farà la fine delle altre a cui mi riferivo prima: che si cristallizzi, si incartapecorisca, si solidifichi e diventi priva di alcun significato. Perciò credo sia importante coltivare il pensiero. E nell'educazione oggi, nel rapporto fra i professori e gli studenti, nell'organizzazione della scuola, e anche nel mondo dell'informatica e in quello dell'informazione, va stimolato come non mai, guardando al futuro, il pensiero: il pensiero libero, il pensiero che crea il rinnovamento intellettuale. Altrimenti e magari mi sbagliassi - non sono nessuno per dirlo - credo che siamo condannati a un inaridimento, all'esaurimento del nostro orizzonte di possibilità; credo che saremo condannati a questi piccoli saperi particolari, senza il sapere, senza la conoscenza che li incastona. Per questo oggi la filosofia - nonostante i molti problemi che il pensiero filosofico ha nel mondo contemporaneo, nonostante tante volte si sia chiesto: "a che cosa serve la filosofia?" - dobbiamo porci questi problemi e definire un orizzonte verso il quale proiettarli: l'orizzonte umanista. Non mi vergogno ad usare questa parola, come ho detto, tanto deteriorata. Ma è una parola che discende anche dalla miglior tradizione filosofica greca, da quella tradizione che faceva dire ad Aristotele: "non mi interessa tanto sapere che cos'è la bontà, mi interessa che siamo buoni", ossia, mi interessa che creiamo delle istituzioni, degli spazi pubblici dove la bontà - per usare adesso questo termine - dove lo sviluppo dell'individuo siano possibili, siano realizzabili.

 

 

 

Yo creo que en el mundo de la información, en el mundo de la informática hoy que nos domina y que no podemos negar: esta allí, es una forma de nuestra cultura... pero cabe el peligro de que convirtamos el saber en puras informaciones, el conocimiento en pura información. Y sin embargo lo que caracteriza al hombre no es tanto el saber, no es tanto la cantidad de información que puede tener - para ésto están ya precisamente los cerebros, los ordenadores, para que tengan la información - lo que caracteriza el hombre es el pensar, la posibilidad de pensar, la posibilidad de renovar lo que sabe, de revisar lo que sabe, de recrear lo que sabe. Y una cultura como la nuestra, si se convierte en istrucción, estamos convirtiendo a los individuos en pequeñas montañitas, en pequeños núcleos de pequeños saberes absolutamente parciales, sin conexión con los otros saberes, sin conexión con los saberes de la realidad total, sin conexión con las bases, con el sentido último de estos mini-saberes, y por consiguiente estamos convirtiendo al mundo en un pequeño oasis de soledades, de arenas infinitas, de soledades infinitas. Entonces pienso, y es significativo que en España también se hablaba de Ministerio de la Istrucción Pública en otros tiempos, hoy se llama de Educación y Ciencia, hemos conservado la educación, almenos la palabra. Yo me temo que si seguimos así la palabra educación le pasa como a éstas a las que me he referido, que se "acristale", que se convierta ya en un término carente de significado, un término acartonado, "acristalado", solidificado y sin ninguna significación. Por consiguiente, repito, yo creo que es importante el cultivar el pensamiento y en la educación contemporánea, en la relación de la educación contemporánea de los profesores con los alumnos, en la organización de la escuela, tiene que fomentarse hacia el futuro más que nunca, precisamente en el mundo de la informática, en el mundo de la información, tiene que fomentarse más que nunca el pensamiento, el pensamiento libre, el pensamiento creador, la renovación intelectual. De lo contrario estamos condenados, creo, y ojalá que me equivoque, no soy yo quién para decirlo - estamos condenados a un secamiento, a que se nos acabe el horizonte de posibilidades, a que no podemos seguir más que en pequeños saberes particulares, sin saber, sin el conocimiento que engarfia esos saberes particulares. Por éso la filosofía, el pensamiento filosófico hoy, que tiene tantos problemas en el mundo contemporáneo: ¿para que sirve la filosofía?", se ha preguntado tantas veces - el pensamiento filosófico hoy tiene que plantearse esos problemas y establecer el horizonte de proyección, el horizonte humanista - yo no me avergüenzo de utilizar esta palabra tan deteriorada, repito, que tiene que ver, que entronca también con la mejor tradición filosófica griega, aquella que le hacía decir a Aristóteles que no le interesaba tanto saber qué es la bondad sino que seamos buenos, osea que creamos unas instituciones, unos espacios públicos en donde la bondad, por utilizar ahora este término, el desarrollo del individuo sea algo posible, sea algo eficaz y factible.

Tratto dall'intervista Filosofia e "paideia" nella polis greca , Napoli I.I.S.F. - Palazzo Serra di Cassano, 21 aprile 1988

 


Biografia di Emilio Lledó

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