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Aforismi

Marcello Massenzio

La conoscenza dell'altro

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Il rapporto con l’alterità culturale è il momento che per De Martino più di ogni altro individua la specificità dell’umanesimo contemporaneo. Si è passati da un umanesimo circoscritto alla nostra cultura (come se la nostra fosse l’unica cultura) ad un umanesimo che è capace di impiegare la totalità delle culture umane. E questo si può fare nella misura in cui esso è in grado di conoscere l’altro, di darsi quindi strumenti adeguati a conoscere l’altro.

Siamo partiti proprio dal concetto di religione. Se lo intendiamo secondo le nostre coordinate non è in grado di farci conoscere l’altro, mentre se partiamo dalla nozione di destorificazione, certo abbiamo una chiave per comprendere anche le altre religioni. Non c’è infatti religione che non sia strutturata sulla destorificazione (destorificazione che viene giocata in vari modi, e che però sempre si basa su questi meccanismi che abbiamo intravisti).

Rispettare l’altro significa conoscere l’altro. Non si può essere però soltanto sul piano delle buone intenzioni: bisogna, per poter conoscere, ripensare agli strumenti conoscitivi ed adeguarli alla mediazione conoscitiva dell’altro. Questo però non è sufficiente. Non basta per De Martino un rapporto con l’altro sbilanciato soltanto sul piano dell’altro da conoscere, sull’altro da rispettare nel conoscere e da rispettare dopo averlo conosciuto. Per De Martino la conoscenza dell’altro è contemporaneamente conoscenza di se stessi. La conoscenza dell’altro porta a porre il problema: "ma perché la mia storia culturale ha intrapreso un cammino completamente autonomo rispetto a quello delle culture di tipo etnologico?" Ed allora mentre conosco l’altro, io mi interrogo sul processo storico che è alla base della mia specificità culturale. Non bisogna assolutamente rinnegare la propria identità culturale. De Martino usa una espressione molto più pregnante di identità culturale. Parla di patria culturale. Noi non possiamo abbandonare la nostra patria culturale, non possiamo né trasformarla in un feticcio tale da non poter essere oggetto di indagine critica; né, al contrario, possiamo trascurarla come se se ne potesse fare a meno (non è in questo caso un come se positivo: è il come se dell’alienazione tout court). Bisogna rinnovare la conoscenza di se stessi, mettendosi a confronto con gli altri e problematizzandosi in rapporto agli altri. Bisogna andare verso gli altri per poterli conoscere, ma alla fina bisogna tornare a se stessi per poter mettere in causa il processo di formazione delle categorie attraverso le quali noi operiamo. E’ una forma di attività conoscitiva che ha due versanti: da un lato c’è l’altro, dall’altro lato ci siamo noi che ci conosciamo e che ci riconosciamo dietro lo stimolo della percezione positiva dell’altro.


Biografia di Marcello Massenzio

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