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Aforismi

Francesco Moiso

Goethe e la natura

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La scienza goethiana è indubbiamente contrapposta da questo punto di vista alla visione unicamente analitica e specialistica, perché in essa tutto ciò che costituisce singolarità, tutto ciò che costituisce il singolo fenomeno è, potremmo dire, comprensibile soltanto all'interno di una sua collocazione nella totalità. Ma per Goethe questo atteggiamento comporta anche un altro aspetto: la scienza, come Goethe la intende, è sempre il risultato di un diretto rapporto dell'esperimentatore, dell'osservatore con l'oggetto osservato. I concetti che la scienza forma, secondo Goethe, non sono dei concetti puramente intellettuali, ma sono essenzialmente il risultato di un raffinamento interno della sensibilità. Questo indubbiamente collega Goethe ad una certa tradizione di tipo sensistico ed empiristico, ma lo differenzia, rispetto a questa tradizione, perché per Goethe ciò che nel senso si manifesta è la stessa totalità dell'uomo, dell'uomo come soggetto percipiente e vivente all'interno della natura che è percepita e vissuta. Proprio per questo i concetti fondamentali possono essere per Goethe soltanto avvertiti, sentiti all'interno di un rapporto che è sempre un rapporto, potremmo dire, di tipo immediato e vivente, come la stessa natura. Abbiamo quindi in questo periodo una sostanziale differenziazione di visioni scientifiche, una delle quali, quella che procede da Lavoisier e poi dagli sviluppi sempre più specialistici della fisica, a partire dalla fine del Settecento, porta, potremmo dire, a un sempre maggiore accantonamento del problema del rapporto tra la scienza e il soggetto che la produce. Se mai questo problema rimarrà adombrato, ma in una forma sempre più tecnicizzata e logicizzata, all'interno della questione del metodo. La riflessione sul metodo scientifico come riconducimento della scienza a strutture formali legate alla logica. Ma la visione goethiana che, a torto, è stata definita una visione negativa, negatrice delle scienze naturali, costituisce invece, potremmo dire, un suo completamento in un'altra direzione, la direzione della ricollocazione del fare della scienza all'interno delle operazioni proprie dell'uomo. Da questa visione goethiana nasce, a partire da Goethe stesso, e poi con una continuità straordinaria per tutto l'Ottocento e in gran parte del Novecento, una tendenza che ha avuto degli esiti notevolissimi di considerazione della natura come dotata di forme, come dotata, potremmo dire, di un senso intimo, di un senso interno per l'osservatore che vive e agisce dentro di essa. C'è una ripresa, in altri termini, all'interno di questa tradizione, di quello che è il problema che era stato in parte affrontato, ma prevalentemente accantonato di che senso abbia, per la cultura umana, il fare scienza, il presentarsi problemi relativi alla natura. Questo senso si manifesta soltanto se noi consideriamo appunto la natura come, in un certo senso, posta sullo stesso livello nostro, non un semplice repertorio di oggetti da studiare, o, peggio ancora, una cava di materiali da sfruttare, ma, in qualche modo, per dirla come diceva Schelling, come la manifestazione, nell'esteriorità, all'esterno, di ciò che al nostro interno è lo spirito, di ciò che è la nostra anima.


Biografia di Francesco Moiso

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