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Aforismi

Angela Ales Bello

I limiti dell'empatia

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La Stein dà una bellissima definizione della coscienza, bellissima nel senso che è chiarificatrice del significato della coscienza: sono il luogo in cui si rispecchia tutta l’attività umana, il luogo in cui l’essere umano ha una consapevolezza, più o meno esplicita naturalmente, di ciò che sta vivendo e dei singoli atti che vengono vissuti nel corso della sua vita, della sua vita interiore. E tra questi atti l’attenzione di Husserl era già stata attirata da un atto particolare che è quello definito appunto Einfühlung, che noi adesso traduciamo empatia.

Certamente anche l’atto percettivo è un atto che ci pone in contatto con il mondo fisico esteriore. Ma quando proprio attraverso la percezione noi siamo posti di fronte a una realtà multiforme e variegata che ci circonda: la realtà degli oggetti inanimati, del mondo, anche, della natura, delle piante, degli animali e degli esseri umani, noi ci rendiamo conto che la realtà che ci viene incontro, che ci si manifesta (il termine fenomeno nasce proprio da questa manifestazione) ha, come dicevo prima, una molteplicità di significati e noi immediatamente distinguiamo ciò che è animato da ciò che non è animato. Allora la possibilità di distinguere ciò che è animato da ciò che non è animato supera il momento strettamente percettivo, perché il momento percettivo in fondo ci dà un contatto con il mondo esteriore che dovrebbe porre tutto sullo stesso piano. Invece noi ci rendiamo conto che attraverso la percezione riusciamo ad entrare nel mondo animato con una caratteristica peculiare, cioè riusciamo a capire che il mondo che ci viene incontro, il mondo animale e il mondo umano, possiede appunto un’animazione interna che noi riusciamo a individuare e a cogliere immediatamente ed è questo l’atto empatico: cioè riusciamo effettivamente a porci in contatto soprattutto con il mondo umano, perché ci rendiamo conto che l’altro sta vivendo.

sta vivendo qualcosa che anche noi possiamo vivere. Però attenzione ai limiti dell’empatia. Quello che noi riusciamo a vivere è naturalmente ( prendiamo un esempio che la Stein fa spesso: la gioia) qualche cosa che in questo momento probabilmente noi stiamo sperimentando. E se qualcuno ci viene avanti con alcuni tratti fisici particolari o con un’espressione linguistica particolare dicendoci: "Io sento gioia", noi immediatamente capiamo che cosa sta vivendo. Ma, attenzione: noi capiamo la struttura del suo atto, ma mai l’intensità e il significato peculiare che quell’atto ha per lui, quindi il vissuto dell’empatia è un vissuto che ci pone in correlazione con gli altri, ma impedisce assolutamente (cioè non è possibile) che ci sia una immedesimazione, quindi una unipatia.

Cioè ogni soggetto umano si delinea con una sua autonomia, e quindi i vissuti sono in comune dal punto di vista strutturale, cioè tutti percepiamo, tutti possiamo avere empatia, tutti possiamo avere una vita affettiva con caratteristiche generali, con caratteristiche che ci coinvolgono e questo consente anche la conoscenza reciproca e l’adesione reciproca, lo scambio reciproco. Ma i contenuti che di volta in volta si presentano in questi atti sono assolutamente soggettivi, personali o legati a particolari circostanze. In questo momento noi possiamo avere in comune una visione percettiva di alcuni oggetti: questo è un elemento che ci avvicina certamente, ma l’intensità di questa percezione, il contenuto della percezione o la vita affettiva che accompagna questa percezione è assolutamente peculiare e personale. Il ché significa che gli esseri umani hanno degli elementi in comune, ma anche una profonda diversità e autonomia. È il grande tema dell’individualità che poi la Stein continuerà a coltivare fino alla fine della sua vita, nell’ultima parte, per esempio, di Essere finito ed essere eterno, quando si domanderà: come riesco a cogliere ciò che è individuale? E ciò che è individuale si coglie proprio attraverso il sentire, ma il sentire nel senso che io riesco a capire che l’altro è simile a me, come me, ma diverso da me, pur nella comunanza di un rapporto reciproco.

 


Biografia di Angela Ales Bello

Leggi l'intervista da cui è stato tratto questo aforisma

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