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Aforismi

Remo Bodei

Il senso della storia

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Io credo che non si può rinunciare a un senso della storia, in quanto, volenti o nolenti, noi facciamo sempre delle ipotesi sul senso della storia; quindi quelli che dicono che le filosofie della storia son finite, che le ideologie sono morte, aggiungendoci tutti quei proclami che continuamente si fanno di certificati di morte su tutto: è morta l'arte, è morto il cinema, la storia è finita: son tutte buffonate, io credo. Ecco, io vorrei partire appunto da quest’idea: c'è stato un giapponese, che si chiama Fukuyama, che ha avuto un enorme successo in questi ultimi tempi, è un giapponese americano, lavora al Dipartimento di Stato a Washington, il quale sostiene che la storia è finita, che dopo la caduta del muro di Berlino tutto il mondo è unificato, siamo tutti diventati liberali e democratici e che quindi sì, gli eventi continueranno a scorrere, però a un certo punto il binario è stato tracciato. A me questo sembra che sia un errore gigantesco, perché se avesse scritto il libro qualche anno dopo avrebbe capito che la caduta del muro di Berlino, per quanto possa essere salutata per certi aspetti come una sorta di soddisfazione, di giubilo, ha introdotto problemi nuovi e diversi in un mondo che non è più bipolare ma monopolare, per esempio l'impossibilità da parte di Stati guardiani di controllare le guerre locali, e quindi la necessità di interventi cosiddetti umanitari dell'ONU o di guerre di altro tipo come quella del Golfo. Quindi non è che la storia è finita, del resto democrazia e liberalesimo non si esportano come una qualsiasi merce, bisogna che ci sia, per così dire, un fondo di abitudine o che i popoli imparino ad entrare in queste forme politiche e culturali.

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Chi dice di non avere una filosofia della storia in generale ha la peggiore. Per cui secondo me il problema non è quello di negare che gli eventi abbiano un senso, è di mettere le carte sul tavolo: dimmi quali sono le categorie, quali sono i criteri attraverso i quali tu dai senso alla storia e vediamo se queste categorie e questi criteri si possono discutere e si può capire qual è la forma di senso che si dà alla storia; perché noi, volenti o nolenti, non possiamo vivere in un mondo completamente insensato, noi attribuiamo continuamente il senso alla storia, allora visto che lo facciamo cerchiamo di farlo nel modo migliore, cerchiamo di evitare di dire che la storia ha un senso arbitrario o che la storia deve essere interpretata col semplice buon senso, perché il buon senso, come dire, non è una grande categoria, fa passare tra le sue maglie larghe qualsiasi interpretazione. Di modo che la mia ipotesi, o meglio la mia tesi, è che si debba riformulare, di fronte al crollo delle filosofie della storia o della concezione del senso della storia legato al passato, la nostra idea di storia.

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Quindi il compito che si pone nella storia è analogo a quello che si pone nell'etica del rapporto tra le nazioni: essere capaci di ascoltare la voce degli altri, costruire una storia unitaria che è più simile, diciamo, all'intreccio di una corda formata da tanti fili, che non a una marcia trionfale, poniamo dell'Occidente, o se volete di qualsiasi altra ideologia esclusivistica, che pretenda che la storia è fatta da qualcuno e gli altri siano soltanto dei comprimari. Noi dobbiamo arrivare a una concezione più pluralistica, anche se non necessariamente relativistica, perché non si deve tollerare tutto, della storia umana, capire appunto le varie componenti di questa storia, capire in sostanza non dove va la storia, perché questa è una preoccupazione in fondo legata all'idea che la storia non solo debba andare in qualche parte, ma debba andare in maniera convergente da qualche parte, che tutti i popoli e tutti gli individui debbano entrare in un'unica storia; ma chi l'ha detto, può darsi che il bello sia nell'entrare in più storie, purché queste storie siano delle storie compatibili, in cui le diversità si moltiplichino e in cui la necessità di una storia non sia più cogente, non ci ossessioni più come nel passato, che molte storie fioriscano, purché non siano storie di sopraffazione reciproca o di sterminio reciproco.

Dall'intervista Il senso della storia , 30 giugno 1994  Napoli


Biografia di Remo Bodei

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