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Aforismi

Remo Bodei

IL sublime

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Formalmente la distinzione tra bello e sublime viene esplicitata dal filosofo e uomo politico irlandese, che poi ha agito in Inghilterra, Edmund Burke, che scrive nel 1757 questa Inquiry, questa Inchiesta sul bello e sul sublime. La distinzione è molto netta e verrà poi ripresa da Kant e diventerà classica: il bello è legato intanto al piacere, poi al sesso femminile, poi al sesso in generale, al piacere sessuale, e poi alla socialità. Quindi bello è ciò che ha grazia, ciò che non turba, ciò che attrae e ciò che, soprattutto, mette gli uomini in rapporto fra di loro. Invece il sublime è legato alla paura, è legato soprattutto alla morte, perché il sublime è ciò che minaccia la mia self-preservation (dice Burke), è legato alla mia autoconservazione, è legato poi al sesso maschile, alla virilità ed è legato in particolare all'assenza, alla privazione, quindi privazione di luce, il buio, privazione di forma, il deforme o l'informe, privazione di sentimento, e quindi noia o, ad esempio, distruzione fisica totale.

***

Per Kant il sublime è importante perché, come è arcinoto, almeno dai manuali, due son le cose sublimi: la legge morale in me e il cielo stellato sopra di me. Ma cosa vuol dire questo? Che il sublime è un rapporto che si stabilisce tra la ragione e l'immaginazione, un rapporto conflittuale, cioè io cerco di capire quelle che sono le idee, ad esempio la libertà morale o il mio posto nel mondo, ma non riesco a rappresentarmele in maniera precisa, di modo che, quando io, per esempio, distinguendo tra sublime matematico, che riguarda la grandezza, l'immensità dell'universo, quindi dei cieli stellati, e sublime dinamico, che riguarda le forze agenti nell'universo (l'eruzione vulcanica, la tempesta nel mare), tutte le volte che io cerco di rappresentarmi, di racchiudere questa immagine, quindi di renderla in termini razionali, l'immaginazione mi fugge. La più bella illustrazione di questo è la poesia di Leopardi L'Infinito, perché io son delimitato nella mia vista dalla siepe, però c'è, per così dire, un "buio oltre la siepe" che mi sfugge, che mi costringe, costringe l'immaginazione a inseguire questo al di là, oppure c'è lo stormir di fronde attuali, ma mi fa venire in mente le morte stagioni e le metto in contrasto con la presente e viva. E me lo fingo - dice Leopardi - tutto questo scenario nel pensiero, "ove per poco il cor non si spaura". Appunto questa è la caratteristica del sublime, non è la paura allo stato puro, ma è "ove per poco il cuore non si spaura", perché io mi sottraggo, con uno scatto di orgoglio che ricorda lo Pseudo-Longino, a questa perdita di me stesso nel mondo infinito dello spazio e del tempo. E il naufragare, che è dolce in questo mare, dipende dal fatto che questa impossibilità di rappresentare, in forma sensibile, queste potenze infinite della quantità o della qualità della potenza delle forze naturali, alla fine mi lascia in uno stato di snervata felicità, perché io abbandono questo e sono rimbalzato dalla percezione all'immaginazione, dalla ragione che cerca di fissare le cose all'immaginazione che proteiformicamente, cioè continuamente mutando, mi distrugge tutte le costruzioni che faccio.

Dall'intervista  L'estetica del bello e del sublime -  30 giugno 1996 Roma Dear

Biografia di Remo Bodei

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