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Aforismi

Carlo Cellucci

Russell e Wittgenstein

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Russell ha avuto una notevole influenza sul pensiero di Wittgenstein perché l'impianto logico del Tractatus è basato sul principio della matematica di Russell. In questo senso il Tractatus non sarebbe affatto comprensibile e, senza quest'opera di Russell, non avrebbe potuto esistere a meno che, ovviamente, Wittgenstein non avesse inventato da sè quello che aveva fatto Russell precedentemente. Il rapporto tra i due è abbastanza strano e ambiguo perché nel momento in cui Russell scriveva quell'introduzione, in quanto filosofo lui era in crisi non credeva più alla sua filosofia. Quell’introduzione l'ha scritta, quindi, in una fase del suo pensiero in cui ormai si rendeva conto che il logicismo che lui aveva cercato di sviluppare non funzionava perfettamente e stava cercando di battere strade nuove. Per un periodo, almeno, si avvicina all'atomismo logico, a quest'idea che c'è il mondo fatto di atomi che per Wittgenstein sono i fatti, mentre per Russell sono qualcosa di più ambiguo. Russell chiama atomi le sensazioni, i lati originari delle sensazioni, per esempio. A parte queste differenze, comunque, l'idea fondamentale è che il mondo è fatto di atomi logici e che, spiegare il mondo, vuol dire studiare in qualche modo le relazioni tra questi atomi e che il linguaggio riflette i rapporti tra questi atomi di cui è fatto il mondo. Questo tipo di idea, che sta, poi, sia all'origine di questa seconda fase della filosofia di Russell sia alla base del Tractatus, Russell ha creduto per un po’ che fosse la via giusta della filosofia. Naturalmente dopo un po', come del resto (ha fatto) anche Wittgenstein, ha capito che questo tipo di raffigurazione della realtà era molto limitata, non funzionava e, quindi, l'ha abbandonata. E' importante, però, vedere che c'è stata questa notevole convergenza tra le due posizioni, almeno in un certo momento. Il momento della convergenza tra le due posizioni è stato intorno alla prima guerra mondiale, poi, naturalmente, le loro vie si sono fortemente separate, divise. Wittgenstein non aveva molta stima del lavoro successivo di Russell poichè lo considerava troppo alla moda, (considerava) che facesse troppe concessioni al pubblico, che non fosse molto profondo, molto innovativo. Successivamente, quindi, sebbene abbia conservato per tutta la vita rispetto per Russell come filosofo, in qualsiasi cosa che abbia scritto su di lui, si nota il rispetto nei suoi confronti. Lo riteneva un po' un uomo del passato, una persona che non faceva più un lavoro creativo, cosa molto importante in filosofia.

***

L'incomprensione, secondo me, è di fondo perché Wittgenstein e Russell erano pensatori profondamente diversi, anche per carattere. Russell era un positivista, fondamentalmente per lui la scienza era l'unica forma di conoscenza vera e tutto il resto era emozione o cose del genere. Lui ha una visione molto positivistica della realtà che, ovviamente, Wittgenstein non ha. Wittgenstein ha anzi molti dubbi sulla scienza, sulla conoscenza scientifica e, secondo me, è questa differenza di fondo che divarica le due posizioni cioè questa weltanschauung completamente differente che c'è dietro, la posizione che si assegna alla conoscenza è molto diversa. Per Wittgenstein non è così importante la conoscenza in quanto tale ma lo è soltanto nella misura in cui essa significa qualcosa della nostra vita, che è qualcosa di molto diverso, non è un valore in sè, ma soltanto una misura. Ha un valore in quanto ci dà qualcosa e risolve anche i nostri problemi pratici. Russell non ha affatto quest’atteggiamento la scienza ci dà l'impalcatura del mondo, la metafisica è il mondo e questo è l'essenziale. Non è importante, poi, (per Russell) che sia utile per i nostri fini, che interagisca in qualche modo con la nostra vita e così via e dietro (la loro divergenza) c'è questa cosa fondamentale.

 

Dall'intervista  Bertrand Russel 20 luglio 1994  -  Roma


Biografia di Carlo Cellucci

Leggi l'intervista da cui è stato tratto questo aforisma

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