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Aforismi

Umberto Curi

Guerra e pace

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Scrive Hobbes: 

Durante il tempo in cui gli uomini vivono senza un potere comune che li tenga in soggezione, essi si trovano in quella condizione che è chiamata guerra, e tale guerra è di ogni uomo contro ogni altro uomo".

 E poi c’è una precisazione che mi pare molto importante che mostra anche un ulteriore sviluppo della riflessione sulla guerra, 

.. poiché (dice Hobbes) essa, la guerra, non consiste solo in battaglie o in atti di combattimento ma in un periodo di tempo in cui la volontà di contendere in battaglia è abbastanza nota, e perciò la nozione del tempo deve essere considerata nella natura della guerra, come nella natura di una tempesta", può così concludere Hobbes: "Ogni altro tempo è pace

Mi pare che si tratti di un brano illuminante proprio perché della guerra viene fornita una definizione sulla base della quale la guerra non è appunto il singolo combattimento e neppure la successione delle battaglie, ma è un tempo, è una condizione, e mi pare che questo brano sia altresì importante perché da esso risulta, come dire, una visione, potremmo dire residuale della pace; la pace è quella condizione che non vi è quando non domina quella condizione più generale del tempo che è il tempo della guerra. E’ un ritratto particolarmente cupo della condizione dell’uomo ma non si può negare che al di là del pessimismo che spesso è stato attribuito ad Hobbes, questa rappresentazione individua realisticamente i tratti della vita associata, soprattutto nell’età moderna in cui Hobbes vive. Ma oltre Hobbes (e credo che questi siano aspetti che occorrerebbe tenere presenti) quasi tutti gli autori della filosofia moderna intrattengono una riflessione particolarmente rigorosa sul rapporto guerra-politica e perfino un autore che anche in tempi recenti è stato sovente menzionato come esponente di una visione per così dire pacifista, e cioè lo stesso Kant, non si discosta troppo (almeno per quanto riguarda i fondamenti della sua analisi) da una visione hobbesiana dello stato di natura, di questa belligeranza primitiva che è attiva nello stato di natura.

***

Anzitutto Kant parte da un’analisi della condizione fondamentale in cui vivono gli uomini allo stato di natura che riprende talora quasi testualmente l’analisi hobbesiana; in secondo luogo Kant è esplicito nell’affermare che la pace è un atto di necessità, non di libertà. Cioè non è in qualche modo l’espressione di una sorta di istinto naturale, ma sopravviene come necessità per evitare che il protrarsi della belligeranza permanente conduca a conseguenze distruttive. Infine, e questo mi sembra un punto sul quale soffermarsi con una qualche attenzione, Kant specifica che la pace è un ideale etico più che politico, che rientra certamente nelle nobili aspirazioni a cui l’uomo può e deve tendere ma che sul piano di un'analisi realistica delle relazioni che si intrattengono all’interno di un organismo di un corpo sociale o fra gli Stati, la guerra persiste come condizione relativamente intrascendibile, insuperabile. Occorre puntare alla pace, occorre desiderare la pace ricordando tuttavia che, ripeto, si tratta di un atto di necessità piuttosto che di libertà e che essa esprime una idealità etica più che politica.

Tratto dall'intervista "Guerra e politica" - Venezia, Museo Correr, sala Armature, lunedì 14 marzo 1988

Biografia di Umberto Curi

Leggi l'intervista da cui è stato tratto questo aforisma

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