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Aforismi

Roberto Esposito

Il rischio della democrazia

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La mia sensazione è che, viceversa, bisogna tentare di recuperare la connessione interna che in qualche modo stringe la democrazia a quello che essa ritiene essere il suo opposto, cioè al totalitarismo. In che senso? Nel senso comune, infatti, diciamo che la democrazia è l'opposto del totalitarismo, che il totalitarismo è l'altro dalla democrazia. Ora, la mia sensazione è che non si debba costruire in questo modo, cioè nel senso di un'opposizione radicale, democrazia e totalitarismo, perché il totalitarismo è un rischio che non assale la democrazia sempre e solo dall'esterno, ma a volte sta dentro la stessa democrazia. Cioè è, come dire, il rovescio ma non l'opposto della democrazia, è, in qualche modo, un rischio, un pericolo che la minaccia dall'interno. Del resto lo stesso Platone, anche se non bisogna confondere la democrazia antica, la democrazia greca con la nostra democrazia moderna, diceva che la democrazia nasce dalla tirannide, e che a volte la tirannide stessa nasce dal di dentro della democrazia. E anche Montesquieu diceva: attenzione che la tirannide a volte nasce dal fatto che c'è troppo poca uguaglianza, ma altre volte nasce anche da un eccesso di uguaglianza. Per non parlare di Tocqueville, che usa proprio l'espressione "dispotismo democratico" volendo alludere, appunto, a qualche cosa, a un rischio, a un pericolo che insidia la democrazia dal suo stesso interno. Allora qual è questo rischio interno alla stessa democrazia? Io, direi, si tratta di questo: il rischio che in qualche modo minaccia di rovesciare la democrazia nel suo opposto totalitario, è proprio la pretesa della democrazia di incarnare un valore assoluto, la pretesa di poter arrivare a compimento, di rendere l'uguaglianza assoluta, e, dunque di sopprimere la differenza, diciamo, tra gli individui, tra i poteri, tra potere e sapere. Questa tendenza, per esempio, c'è, in qualche modo, sia in Rousseau che in Marx. Rousseau dice: una vera democrazia è quella che rende la comunità perfettamente compiuta, che identifica a se stessa la comunità: si deve realizzare la volontà generale, il fatto che non ci sia più differenza tra le varie volontà, tra i vari bisogni, tra le varie esigenze dei cittadini, e che tutti quanti convergano in quest`unica comunità perfetta e totale, e dunque democratica. In realtà, se questo avvenisse, se venisse meno ogni distinzione, ogni differenza non solo tra i vari poteri, per esempio tra potere esecutivo, potere legislativo e potere giudiziario, ma anche tra i singoli individui: si andrebbe a una forma di democrazia talmente perfetta e compiuta che, in qualche modo, finirebbe per rovesciarsi nel suo opposto per essere una forma di totalitarismo. E in qualche modo Rousseau stesso è consapevole di questa contraddizione perché dice: questa democrazia di cui parlo è possibile solo in una società di dei,ma non in una società di uomini.

Un'osservazione a margine può essere quella che non si deve eccedere neanche nel senso opposto: certo, non si può chiedere troppo alla democrazia, ma non bisogna neanche chiedere troppo poco, naturalmente. Non bisogna abbassare troppo la richiesta altrimenti si rischia un depotenziamento della politica, e questo non sarebbe capito dalla gente, che fa giustamente delle richieste importanti alla democrazia. La democrazia, cioè, non deve essere intesa come una pura e semplice tecnica, deve in qualche modo tendere a tenere dentro di sé dei valori e dei valori universali, il diritto naturale* ecc.. Ma, senza mitizzare questi valori, senza farli diventare un mito impossibile, deve sempre, diciamo, tenere realisticamente conto delle sue possibilità effettive.


Biografia di Roberto Esposito

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