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Aforismi

Roberto Esposito

I conflitti della politica

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Il linguaggio della filosofia politica è un linguaggio tendenzialmente non contraddittorio, fondato sul principio di non contraddizione; non solo, ma è un linguaggio che guarda ai problemi della politica con una attenzione costante alla categoria di ordine. Qual è l'ordine migliore? Qual è il miglior regime? Queste sono le domande che in genere la filosofia politica ha portato. Ora, questa attenzione esclusiva all'elemento dell'ordine, ha reso qualche volta incapace la filosofia politica di accostarsi all'altra grande categoria della politica che è il contrario dell'ordine: il conflitto, il fatto che la politica sia fatta continuamente di conflitti, che certo di volta in volta arrivano a (come dire?) a darsi un ordine, ma tuttavia questi ordini sono sempre parziali e sempre sottoposti ad essere di nuovo rimessi in discussione dai conflitti che sempre ci sono. Ecco, la vera filosofia politica, secondo me, è quella che riesce a esprimere questa contraddizione radicale, cioè la propria tendenza all'ordine, da un lato, ma anche il fatto che la realtà, nella politica, si presenti sempre, diciamo, con un forte elemento conflittuale. D'altra parte già Platone nella Repubblica in qualche modo tematizza questa contraddizione; quando dice che in fondo nessuno degli stati degli ordini politici che lui ha sotto gli occhi è un ordine positivo, che nessuno riesce ad eguagliare il riferimento ideale della politica, vuol dire proprio questo: la città (la pòlis, la città politica) è investita da conflitti che non riescono mai a pacificarsi definitivamente, così come lo stesso animo umano, per Platone, è sottoposto alla pressione di elementi contraddittori, l'istinto e la ragione, la téchne e la manìa. L'animo umano è dilacerato; dice Platone, con un’immagine metaforica, è come una biga tirata da cavalli che vanno in direzione contrapposta; beh, se questo è l'animo umano, altrettanto conflittuale sarà anche la città politica dove questi animi degli uomini, in qualche modo, si affrontano e affrontano il contrasto già all'interno di se stessi. Poi, dopo Platone, tutti, diciamo, i grandi filosofi politici (penso naturalmente a Machiavelli, ma penso anche, per esempio, ai grandi pensatori cristiani della politica: San Paolo, Sant'Agostino) hanno sempre messo in risalto questo elemento di contrasto, di conflitto, di contraddizione. Si pensi all'immagine che Machiavelli dà dell'uomo politico come il centauro, metà bestia e metà uomo, diviso tra ragione e forza; o si pensi all'idea di Sant'Agostino di questa rottura radicale tra città dell'uomo e città di Dio, al fatto che l'animo umano, così in San Paolo come in Sant'Agostino, è sottoposto alla pressione di due leggi contrapposte, la legge della carne e la legge dello spirito che si affrontano in maniera instancabile. E poi, da ultimo, io mi richiamo spesso a questa linea che definisco dell'impolitico, questa tradizione dell'impolitico, che parte da Nietzsche e continua con autori come Hanna Arendt, come Simon Weil, come Canetti, come Bataille, e che in qualche modo tematizza anche questo elemento di irriducibile conflitto e di irriducibile antinomia che sta dietro a tutti i grandi concetti della politica.


Biografia di Roberto Esposito

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