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Aforismi

Giuseppe Gembillo

Il problema dell'esperimento

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Com'è noto, Heisenberg dimostra che quando ci troviamo ad indagare, a osservare dei fenomeni microfisici, il nostro intervento modifica sostanzialmente l'evento che stiamo osservando. Se noi vogliamo seguire la posizione o la velocità di un elettrone, dobbiamo illuminare con un microscopio a raggi gamma l'elettrone stesso, ma nello stesso momento in cui lo illuminiamo, lo bombardiamo di fatto con un fascio di luce, e quindi perturbiamo l'elettrone stesso, lo status originario dell'elettrone. Ecco, questo concetto di perturbazione inevitabile, cioè non dipendente dai nostri strumenti ma proprio dalla tecnica stessa dell'osservazione, impone una nuova considerazione del rapporto osservatore-osservato. Da questo momento in poi, la divisione classica fra colui che osserva e l'oggetto che viene osservato cade.

A livello microfisico noi non possiamo più separare questi due elementi dell'esperimento, addirittura dobbiamo tenere presente il fatto che oltre all'osservatore e all'osservato, all'oggetto osservato, c'è lo strumento, che addirittura media, che sta in mezzo rispetto ai due elementi che devono entrare in comunicazione. Quindi da questo momento in poi la separazione classica soggetto-oggetto non ha più senso. Questo verrà accentuato e sottolineato ulteriormente da Niels Bohr, ma susciterà la reazione e a volte anche le ironie di Einstein, il quale dirà, naturalmente sapendo di fare una battuta paradossale: "E allora il fatto che ci sia la luna dipende da me, dal fatto che la osservo?", cioè cerca un poco di rendere paradossale la posizione, richiamando indirettamente la posizione del vescovo Berkeley, ma ovviamente nell'ambito della meccanica quantistica siamo su un livello o ad un livello completamente diverso. Certamente l'esistenza della luna non dipende dal fatto che la osserviamo, ma la posizione o la velocità di un elemento microscopico come un elettrone viene modificata in maniera irreversibile dall'intervento che lo sperimentatore fa. Quindi in questo senso, in questo ambito per lo meno, il rapporto soggetto-oggetto va completamente rivisto, l'idea di oggettività dell'esperimento cade completamente.

***

Qualunque osservazione implica una modificazione e proprio perché implica una modificazione fa cadere l'idea che era, com'è ovvio e com'è noto, l'idea principe della fisica classica. La fisica classica poggiava la validità proprio della sua prova sul fatto che qualunque fisico poteva ripetere l'esperimento fatto da un altro e quindi poteva confermare la teoria o le conseguenze tratte da chi aveva fatto per primo l'esperimento. Direi che da questo punto di vista veramente viene a cadere uno degli elementi cardini del metodo sperimentale, quello appunto della possibilità di ripetere e quindi di fornire la prova intersoggettiva, perché poi la forza della scienza classica è stata proprio questa, quella di essere capace di fornire prove intersoggettive, cioè prove che possono convincere gli altri e che possono mettere gli altri in condizioni di ripetere l'esperimento fatto. In fondo, quando un fisico fa o descrive, anche mentalmente, un esperimento, descrive le condizioni attraverso le quali chiunque può fare o ripetere quell'esperimento. In ambito quantistico tutto questo discorso o cade, o viene comunque nettamente ridimensionato, riproponendo il problema però, ecco il dilemma: allora non si devono fare esperimenti? Il problema è questo, perché la fisica non può ovviamente andare avanti senza esperimenti.


Biografia di Giuseppe Gembillo

Leggi l'intervista da cui è stato tratto questo aforisma

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