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Aforismi

Karl Otto Apel

L'etica della comunicazione

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DOMANDA: Professor Apel, qual è oggi la sua posizione sui mezzi di comunicazione in generale?

Per rispondere a questa domanda, devo allargare ancora un po’ il discorso. Ho già detto - e spesso oggi può sembrare così - che il singolo è impotente rispetto ai nuovi problemi della responsabilità dell'umanità. In fondo il singolo si orienta ancor oggi secondo la tradizionale etica, la quale, si tratti di una etica religiosa o kantiana, resta una etica individuale. Ciò lo pone in uno stato di impotenza rispetto alla responsabilità delle conseguenze di attività collettive. All'etica del discorso viene affidato il compito di render cosciente la corresponsabilità di tutti gli uomini e forse anche in certo modo di organizzarla. A questo punto i media diventano importanti e lo diventano anche le riunioni e le discussioni, i dialoghi, che noi di continuo conduciamo, e quindi naturalmente anche i mezzi di comunicazione. Io sono solito dire che oggi ogni giorno hanno luogo mille discussioni, a tutti i livelli: discussioni molto esoteriche, a livello filosofico, come quella che stiamo facendo adesso, oppure anche ad altri livelli, per esempio a livello politico, economico, tecnico, scientifico. Ma anche discussioni in cui sono in gioco decisioni, nuove regole, leggi; in ogni caso, discussioni in cui viene incanalata e organizzata la corresponsabilità e la cooperazione degli uomini, quella cioè dei membri delle differenti nazioni, ma anche quella dei membri dei diversi settori e istituzioni dell'umanità. In relazione ai problemi che oggi vengono chiamati problemi dell'umanità – e che quindi non riguardano il problema di una giusta vita individuale e nemmeno quello delle forme di vita di singoli popoli e delle loro tradizioni – si ripropone ogni giorno la necessità di condurre mille discussioni sui problemi dell'umanità nei campi da me indicati; a questo proposito l'etica del discorso con la sua impostazione può essere, spero, particolarmente feconda. Dirò subito come: all'etica del discorso non interessano le norme concrete che servono per la soluzione di problemi particolari; ad esempio, se sia permesso creare delle discariche per i rifiuti della industria nucleare o, passando ad un altro tipo di problemi, cosa si deve pensare dell'aborto, della bioetica, delle nuove scoperte della scienza e della tecnica. Per trovare le norme concrete, le opportune soluzioni morali e legali a questi problemi, non è più sufficiente, non è più possibile derivare o dedurre filosoficamente, in una etica filosofica, le norme concrete a partire da un principio fondamentale. E' necessario piuttosto inserirvi i discorsi pratici. So che quando dico questo, serpeggia un sorrisino tra i presenti, che c'è molto scetticismo e che si dice che le discussioni restano per lo più senza risultato o che per lo più tutelano solo interessi di parte, che nel maggior numero di casi si tratta di contrattazioni in cui vengono espresse posizioni di potere. Io direi che non bisogna sottovalutare queste osservazioni scettiche, ma neanche sopravvalutarle; tali obiezioni non tengono conto che queste mille discussioni di cui ho parlato sollevano già la pretesa di essere dei discorsi pratici in cui vengono rappresentati gli interessi di tutte le persone coinvolte, e nei quali viene organizzata la corresponsabilità per le conseguenze delle attività collettive. Ritengo che non possiamo fare a meno di queste mille discussioni, e per quanto esse possano essere imperfette, noi dobbiamo vederle come tramiti della organizzazione della corresponsabilità oggi. In tal senso i mezzi di comunicazione assumono oggi un enorme significato, ed hanno anche una responsabilità enorme. Proprio parlare dei "media" è in questo contesto importante, perché sono proprio i media che rendono continuamente accessibile, in certa misura, questi problemi, alla critica dell'opinione pubblica.

Tratto dall'intervista "L'etica della comunicazione" - Napoli, Vivarium, mercoledì 24 aprile 1991

Biografia di Karl Otto Apel

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