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Aforismi

Gabriele Giannantoni

Il principio di contraddizione

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Aristotele distingue il rapporto di opposizione, o di contrarietà, e il rapporto di contraddittorietà. La differenza sta appunto nel fatto che solo le contraddittorie debbono essere per forza una vera e l'altra falsa. Allora è questa idea di contraddizione che naturalmente colpisce la riflessione di Aristotele, perché se delle due contraddittorie una è necessariamente vera e l'altra è necessariamente falsa, la conseguenza è che non si possono dire entrambe contemporaneamente e in riferimento allo stesso soggetto. Qui c'è la genesi del famosissimo, del più famoso principio logico che nella tradizione posteriore è passato con il nome di principio di identità e di non-contraddizione. Nelle trattazioni logiche posteriori, e soprattutto nel Medioevo e poi ancora nella tradizione filosofica fino almeno a tutto l'Ottocento, questo principio ha preso la formula "A è A, e non è non-A". Accanto a questo i Trattati di Logica includono un secondo principio logico, che è chiamato il principio del terzo escluso. Esso dice che "A o è B, o non è B", una terza ipotesi non è data: "tertium non datur", il terzo è escluso. Tuttavia se noi andiamo a vedere i testi di Aristotele possiamo notare alcune cose che possono sembrare curiose, nel senso che Aristotele intanto non parla di principio di non-contraddizione, ma parla di principio di contraddizione. La formula aristotelica è archè tes antifaseos cioè principio di contraddizione. Già questo ci dice che Aristotele con questo principio non intendeva esprimere un divieto, non intendeva dire "il pensiero non si deve contraddire", ma intendeva dire qualcos'altro, e cioè intendeva analizzare qual è il principio da cui scaturisce la contraddizione.

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Aristotele in realtà non ha in mente il principio di identità e di non-contraddizione, ma ha in mente due principi diversi: uno possiamo chiamarlo il principio di determinazione secondo il quale qualunque cosa io pensi, penso, appunto, quella determinata cosa. Il secondo è il principio di contraddizione, secondo il quale io non posso affermare e negare nello stesso tempo, e prendendo i termini nello stesso senso, un predicato di un soggetto, cioè io non posso dire contemporaneamente "A è B" e "A non è B". Il principio di determinazione è tuttavia in Aristotele un principio che, adoperando una terminologia platonica-aristotelica, potremmo chiamare un principio noetico, cioè non appartiene alla sfera della predicazione, cioè all'appartenenza di un predicato ad un soggetto, ma appartiene al campo della intuizione immediata, della percezione immediata, della conoscenza senza mediazioni che io ho di una determinata cosa. E quindi esso vale piuttosto ad indicare non già l'identità di qualche cosa con se stessa, (A è A) ma quanto il fatto che io quando penso, penso A e non posso pensare contemporaneamente un'altra cosa. Allora si vede chiaramente anche che in Aristotele il principio del terzo escluso non è un principio diverso da quello dell'identità e di non-contraddizione, ma è un puro e semplice corollario del principio di contraddizione: se io non posso affermare e negare B di A contemporaneamente, è escluso che io possa esprimere una terza eventualità, o affermo B di A, o nego B di A, una terza possibilità non c'è. Quindi casomai in Aristotele i principi logici sono: il principio di determinazione che ribadisce che ogni contenuto del mio pensiero è quello che è e non altro, e, in secondo luogo, il principio di contraddizione che implica la impossibilità di affermare e negare qualcosa di qualcos'altro contemporaneamente.


Biografia di Gabriele Giannantoni

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