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Aforismi

Gabriele Giannantoni

Il parricidio di Platone

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Parricidio è un termine che usa Platone e che usa Platone quando, arrivato al cuore della questione che gli sta a cuore, e cioè la teoria della realtà e la teoria della conoscenza, dimostra che questa problematica non è risolubile, continua a riproporre difficoltà, se non si affronta l'obiezione fondamentale che scaturisce dalla filosofia di Parmenide, cioè se non si fanno i conti, fino in fondo, con la filosofia di Parmenide. Di questo un sentore c'è già nel dialogo intitolato, appunto, Parmenide, in cui Parmenide è introdotto a avanzare una serie di obiezioni contro la teoria platonica delle idee.

***

Ma i conti con Parmenide, propriamente, Platone li fa nel Sofista. Perchè nel Sofista Platone si pone il compito di definire che cos'è un sofista, e la nozione, il concetto di sofista gli evoca immediatamente quello del falso, quello dell'apparenza. E allora com’è spiegabile l'apparenza se apparenza è ciò che non è propriamente, e tuttavia in quanto apparenza, è. Cioè nel concetto di apparenza noi troviamo proprio quel più stretto legame di essere e non-essere che Parmenide aveva indicato come segno della sua irrealtà e della sua falsità. E allora lì, in quel dialogo, Platone intraprende una discussione assai approfondita sia del concetto di non-essere che del concetto di essere, e la risolve (io adesso naturalmente procedo molto per sommi capi), ma la risolve osservando come, in realtà, quando io pronuncio la parola, il verbo non-essere, io in realtà affermo soltanto una diversità. Se io dico che il tavolo non è la sedia, intendo dire che il tavolo è diverso dalla sedia. Cioè Platone, nel Sofista, risolve completamente il concetto di non-essere nel concetto di alterità. Con quale conseguenza? Che se io dico che il tavolo è il tavolo, ed è diverso dalla sedia, io non pronuncio più la parola non è, cioè non pronuncio più quella parola che, per Parmenide, era il segno della falsità del molteplice, e quindi mi muovo sempre sul piano dell'essere; solo che questo essere è affermato per ogni cosa nella sua identità e, sempre per quella cosa, nella sua diversità da tutte le altre cose. Quindi, come dire, sono sempre sul piano del positivo, mai del negativo.

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L'idea di giustizia è l'idea di giustizia ed è diversa da quella di coraggio, ma tutte e due, pur nella loro diversità, sono enti, cioè realtà. In questo senso Platone dà un contributo essenziale alla dissoluzione della problematica eleatica, perché è ovvio che la problematica eleatica nasce contrapponendo l' è al non è e quindi contrapponendo il mondo dell' è, cioè l'unico essere vero, al mondo del non è, cioè al mondo dell'apparenza, del molteplice. Per Platone questa opposizione non ha più senso in questi termini; rimane in piedi soltanto nei termini di un'opposizione tra un mondo che è eternamente identico a se stesso, e un mondo invece, quello sensibile, che continuamente cambia, muta e si trasforma.

 


Biografia di Gabriele Giannantoni

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