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Aforismi

Michael Walzer

La guerra giusta

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DOMANDA: Professor Walzer, dopo il crollo del muro di Berlino abbiamo sentito parole di esaltazione e proclamazione riguardo ad un brillante futuro che ci attendeva, fatto di pace e libertà. Tre anni dopo politici e filosofi sembrano avere nostalgia dei giorni della guerra fredda, quando almeno la pace era garantita. Ma, ahimè, sembra che in un prossimo futuro ci saranno molte occasioni per discutere di guerre giuste o ingiuste.

WALZER: Sì, infatti ve ne furono molte di occasioni nel lungo periodo della guerra fredda. Ci sono state guerre terribili dopo la seconda guerra mondiale: in Corea e in Vietnam, in differenti parti dell'America Centrale, in gran parte del Medioriente, in Afghanistan, in India e in Pakistan. Non vi è certo stata mancanza di guerre durante tutto questo periodo. Quando talvolta si diceva che l'equilibrio del terrore manteneva la pace suppongo che si intendesse dire che manteneva la pace in Europa, non certo nel resto del mondo. E ora non penso che dovremmo lamentarci della fine della guerra fredda, anche se gli assestamenti, particolarmente in Europa, risultano essere, a conti fatti, molto difficili.

DOMANDA: La dottrina della teria della "guerra giusta" risale ai classici della filosofia morale e politica. Puo' brevemente ricordarci la concezione classica della guerra giusta?

WALZER: Sì, certamente si tratta di una vecchia concezione, anche se alcuni di noi ritenevano, nel corso della guerra nel Vietnam, che la stavamo reinventando; ma in effetti essa risale a molto tempo addietro ed appare in forme e linguaggi differenti - o alcuni versioni di essa appaiono - in ogni cultura complessa. La dottrina classica a cui Lei faceva riferimento è in realtà la concezione cattolica, la concezione medioevale, che ha origine da quella che in maniera più appropriata è chiamata teologia morale; ma essa si indirizza, suppongo, ad una specifica esperienza, quella della guerra, la quale costringe i leaders politici e i soldati che effettivamente la combattono a prendere continuamente delle decisioni e cercare una auto-giustificazione morale. Non si possono mandare... nessun leaders politico può mandare dei giovani a combattere, ad uccidere ed essere uccisi, senza dare ad essi le ragioni, senza dargli delle ragioni morali, senza assicurarli che la loro causa è quella giusta; e quelle assicurazioni possono essere ipocrite, ma si riferiscono ad una certa dottrina che io cercherò di descrivere, e che può essere compresa meglio dividendola in due parti; perché ci sono due differenti aspetti della guerra che richiedono argomenti e giustificazioni. Il primo è la decisione di andare in guerra; i giuristi quando parlano di quella decisione ne parlano in termini di "ius ad bellum", la legittimità della guerra. Ciò si riferisce alle cause della guerra, alle motivazioni della guerra, e qui la dottrina classica è una dottrina dell'autodifesa - possiamo parlare di ciò dopo. Mi lasci porre questo aspetto a fianco degli altri aspetti che hanno a che fare con la condotta della guerra; una volta che tu combatti cosa puoi fare? A chi puoi mirare? Chi puoi uccidere? Queste non sono domande meramente retoriche, sono domande a cui i soldati sono obbligati a rispondere. E qui la dottrina classica riguardo allo "ius ad bellum", viaggia parallelamente all'autodifesa, qui, in ciò che i giuristi chiamano "ius in bello" - giustizia nella guerra -, la teoria classica è quella che cerca di separare i civili dal combattimento, di trasformare la guerra... di assicurarsi che essa rimanga circoscritta ad una lotta tra combattenti, proteggendo i civili.

 

Professor Walzer, after the fall of the Berlin Wall, we have heard hymns and proclamations about a shining future, peace and liberty awaiting for us. Three years later politicians and philosophers seem to lament the good old days of the cold war, at least peace was guaranteed. Alas, it seems that there will be in the recent future many occasions to discuss of just and injust wars.

Yes, in fact, there were many occasions in the long course of the cold war. There were many terrible wars after world war two: in Korea and in Vietnam and in different parts of Central America and throughout the Middle East, in Afghanistan and in India and Pakistan. There was no shortage of wars during all this time, when it was sometimes said that the balance of  terror was keeping the peace; it kept the peace in Europe, I suppose, but not in most of the rest of the world. And now I don't think that we should lament the end of the Cold War, even if the adjustments, particularly in Europe, turn out to be, as they are apparently turning out to be, very difficult.

Yet the doctrine, the theory of just war goes back to the classics of political and moral philosophy. Can you outline for us the classical conception of just war?

Yes, it certainly is an old conception, even if some of us felt in the course of the Vietnam war that we were reinventing it, but in fact it goes way back and, in different forms and in different idioms, it appears in every- or some version of it appears- in every high culture. The classic doctrine that you were referring to is really a catholic doctrine, a medieval doctrine; it comes out of what I suppose is best called moral theology, but it is adressed to a specific experience, the experience of war, which forces upon the political leaders who decide to fight and the soldiers who actually fight, forces constant moral decision making and moral self- justification. You cannot send.. no political leader can send young men into battle to kill and to be killed without giving them reasons, without giving them moral reasons, without assuring them that their cause is just, and those assurances may be hypocritical, but they refer to a certain doctrine and that's the doctrine, that I'll try to describe, that has... it has.. it's best understood in two parts, because there are two different aspects of war that require argument and justification. And the first is the decision to go to war; the lawyers when they talk about that decision talk about it in terms of "ius ad bellum", the justice of the war itself. This has reference to the causes of the war, the occasions of war, and here the classic doctrine is a doctrine of self defence- we can talk about that a little later. Let me set that aspect alongside the other aspects which has to do with the conduct of war; once you are engaged, what can you do? Who can you aim at? Who can you kill? Those questions are not merely rhetorical, they are questions that soldiers are forced to answer. And here the classic doctrine parallel to self defence with regard to "ius ad bellum", here in what the lawyers call "ius in bello"- justice in the war- here the classic doctrine is that that tries to seperate civilians from the fighting, to turn war.. to make sure war remains a combat between combatants, to protect civilians.

Tratto dall'intervista "Guerre giuste e guerre ingiuste" 25 maggio 1992 USA Princeton University


Biografia di Michael Walzer

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