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Aforismi

Umberto Cerroni

Il lavoro e la democrazia

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Può indicarci le tappe fondamentali di questo momento decisivo per le sorti della democrazia?

Questa fase è contrassegnata da una diversificata serie di ampliamenti del suffragio. Questo è un capitolo essenziale -della crescita e della trasformazione dello -stato -liberale ed anche della sua gradualé svolta verso un assetto non più rigorosamente e tecnicamente liberale, ma democratico. L'espansione del suffragio avviene secondo tappe e cadenze singolari. Vale la pena di sottolineare qualche elemento che, caratterizza questa espansione. In primo luogo sorprende che i primi paesi a raggiungere e a realizzare un suffragio universale, non siano i primi paesi di matrice liberale. Abbiamo uno strano calendario di realizzazione del suffragio universale che vede per primi al suffragio allargato agli uomini e alle donne, e alla cessazione dei censi impeditivi dì ricchezza o di cultura, Paesi relativamente secondari dal punto di vista della storia politica come, per esempio, la Nuova Zelanda, oppure paesi marginali rispetto ai.grandi fuochi della lotta politica europea come la Finlandia. Sembra che le grandì nazioni liberali subiscano più a lungo le difficoltà di adattamento di sistemi istituzionali complessi, soprattutto nel periodo in cui c'è un forte contrasto fra le masse organizzate dai movimenti democratici e socialisti e la tradizione proprietaria originaria dello stato liberale. Per esempio è un fatto che gli Stati Uniti d'America, arrivino alla proclamazione del suffragio universale nel 1920, dopo la Russia, che ci arriva nel 1917, e che non è certo stato un paese da cui è partita la rivoluzione liberale moderna. Inoltre è singolare. che la Gran Bretagna, che è il primo paese che già nel 1832 mette in movimento il Processo di riforma elettorale, tuttavia arrivi soltanto nel 1928 al suffragio universale Per concludere, in casa nostra l'Italia e specialmente la Francia – ìl Paese della grande Rivoluzione Francese - arrivino al suffragio universale solo nel 1945, con la seconda Guerra Mondiale.

Questo mette in luce come le originarie rivendicazioni e le formule teoriche del liberalismo entrino in frizione con i movimenti organizzati, e non riescano a recepire facilmente tutte le rivendicazioni formulate, se non attraverso dure lotte che in qualche modo rompono, allargano e ampliano i varchi della tradizionale impostazione della costituzione liberale originaria. Ho parlato del suffragio universale, e del suo allargamento alla metà del genere umano:  alle donne. Credo chè proprio questo allargamento segni la nascita, tecnicamente accettabile, di ciò che chiamiamo la democrazia, almeno come sistema di reggimento istituzionale degli stati moderni. difficile parlare di uno stato democratico laddove nonostante la presenza di altri elementi della costituzione liberale moderna, manchi il suffragio universale.

 

Quindi è in questo processo spesso lento e contrastato che possiamo individuare la genesi e lo sviluppo degli stati democratici?

Da questo punto di vista dobbiamo dire che, per un certo aspetto la democrazia nasce ereditando tecniche costituzionali- e principi generali di libertà formulati dal liberalismo, e però estende queste formule e queste conquiste ad un campo assai più vasto di quello supposto dai fondatori dello stato moderno. Un altro esempio, oltre a quello delle donne, è quello dei lavoratori dipendenti, che esclusi originariamente dai classici del liberalismo - ho ricordato il caso di Kant - diventano in qualche modo i protagonisti dell'epoca democratica, al punto che la Costituzione della nostra Repubblica si intitola proprio al lavoro: una repubblica democratica fondata sul lavoro. Anche questo mi pare un altro indice di come si presenti flessibile ed elastico l'insieme che noi definiamo stato liberale e democratico. Da questo punto di vista potremmo dire che la democrazia, come sistema istituzionale, è piuttosto la confluenza di pacchetti di diritti, tecniche e istituzioni di derivazione differente. Ad un originario patrimonio liberale, fatto soprattutto di dichiarazioni formali, di tecniche, di procedure e di garanzie individuali giuridicamente definite, si aggiunge poi un pacchetto di tipo socialista, attinente soprattutto alle garanzie della condizione sociale e quindi anche umana, specialmente per quanto riguarda la parte meno privilegiata e meno avvantaggiata della comunità di un popolo. Stiamo parlando, ovviamente, delle condizioni di lavoro, ma anche della previdenza, dell'assistenza e della tutela della sanità. Potremmo dire che in seguito la democrazia si avvale di un patrimonio intermedio di matrice complessa, nel quale figura come centrale il potere pubblico, non più inteso come potere ma come funzione e specialmente come servizio. Questa mi sembra una novità soprattutto del Novecento. Se noi pensiamo che nella originaria Costituzione liberale il censo di cultura era un elemento di esclusione, e se noi confrontiamo questa situazione con l'odiemo diritto allo studio abbiamo un ventaglio di cambiamenti sorprendenti nel quale possiamo identificare dei passaggi di grande importanza come la lotta all'analfabetismo, la scuola dell'obbligo, l'intervento dello stato come servizio alla cultura e alla crescita e come proposizione finale di un completamento della persona umana - che originariamente non era nell'orizzonte del movimento liberale e neppure di quello socialista. Se noi pensiamo che per lunghi decenni l'attenzione del movimento socialista si rivolge quasi esclusivamente alle condizioni di vita e di lavoro, ricaviamo la sensazione che per tutta una lunga epoca gli elementi più elevati della cultura e della formazione dell’uomo moderno, quali appunto l’istruzione, l’informazione , la ricerca , la scienza e la cultura, sono rimasti troppo a lungo sullo sfondo quasi abbandonati e dimenticati. Invece mi sembra che oggi questi temi assumano un importanza centrale.

Tratto dall’intervista "Liberalismo Socialismo e democrazia" 25 marzo 1993 Napoli Vivarium


Biografia di Umberto Cerroni

Leggi l'intervista da cui è stato tratto questo aforisma

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