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Aforismi

Franco Chiereghin

L' agire umano

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DOMANDA: Professor Chiereghin, le azioni umane implicano non solo una motivazione, uno scopo, ma anche una volontà di agire, un impulso ad agire: però questo impulso è spesso irrazionale. Cosa ci può dire in proposito?

Senza l'energia del decidersi anche il migliore dei principi pratici resta inefficace: quindi è legittimo chiedersi quale sia la struttura di questa energia.

La tendenza infatti ha alla sua base, se così posso esprimermi, quasi un abisso di insensatezza; la tendenza è priva proprio di quell'elemento che invece è il carattere proprio del pensiero. Se il pensiero è la capacità di dischiudere il senso delle cose, la tendenza è proprio priva di questo senso; la tendenza, se possiamo usare un esempio, assomiglia ad una sorta di bestione vigoroso che tuttavia è cieco e quindi si muove qua e là indotto ad afferrare, ad assimilare ciò che è altro da esso, purché questo sia in grado di garantirle la sopravvivenza; la tendenza è un po' veramente il conatus in existentia perseverandi di cui ci parla Spinoza, cioè l'impulso a perseverare nell'esistenza, e quindi a tutto utilizzare come mezzo purché questa esistenza venga riaffermata.

Se quindi alla base della tendenza sta questo abisso sfornito di senso, alla base del pensiero sta una sorta di inerzia pratica, nel senso che non c'è nulla al mondo che sia capace di trasformare un principio direttivo, una regola, una norma in un principio anche esecutivo della azione: per attuare l'esecuzione della azione bisogna gioco forza uscire dall'astrazione del pensiero.

Quindi possiamo scorgere facilmente come in fin dei conti ciascuno dei due elementi, dalla cui sintesi risulta l'uomo e risulta l'unità dell'agire, possiede ciò di cui l'altro è privo. La tendenza possiede quella capacità impulsiva, quella energia di uscir fuori di sé incontro ad altro, quella energia esecutiva che invece il pensiero, colto nella sua astrazione, non ha.

Il pensiero possiede invece quella capacità di dissuggellare il senso delle cose, capacità di cui la tendenza è invece radicalmente priva proprio perché essa ha alla sua base un abisso sfornito di ogni senso.

Quindi si potrebbe dire che tendenza e pensiero hanno ciascuno bisogno l'uno dell'altro; ciascuno cerca nell'altro ciò che gli manca e proprio questa è la ragione per cui entrambi confluiscono e sono sempre compresenti nell'unità dell'agire. Tuttavia questa unità non è concepibile in una maniera specifica, quieta: questa unità è un'unità che è sempre conflittuale, proprio perché, quando la tendenza e il pensiero si congiungono insieme, ciascuno porta la guerra nel campo dell'altro, ciascuno degli elementi combatte nell'altro ciò che è il proprio opposto.

La tendenza, per così dire, strappa il pensiero all'inerzia che lo paralizza e che lo rende incapace di essere principio di esecuzione dell'azione. Dall'altro lato anche il pensiero strappa l'inerzia a quell'abisso di non senso che la rende come una sorta di bestione cieco che non ha direzione.

Questo spiega come nell'unità dell'agire il confluire insieme di tendenza e pensiero non sia un accomodamento, ma sia il più delle volte sorgente di conflitti e anche di esperienze che segnano, a volte tragicamente, l'esistenza umana.

Tratto dall'intervista "Antropologia ed etica" - Napoli, I.I.S.F., Palazzo Serra di Cassano, giovedì 2 giugno 1988


Biografia di Franco Chiereghin

Leggi l'intervista da cui è stato tratto questo aforisma

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