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Aforismi

Umberto Curi

Il mito di Eco e di Narciso

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La prima versione completa e dettagliata del mito di Narciso è quella che compare nel terzo libro delle Metamorfosi di Ovidio.

Eco era una ninfa che riusciva ad incantare con la parola. Zeus se ne avvaleva per distrarre Giunone e poterla così tradire con le altre ninfe. Ma Giunone, scoperto l'inganno, punisce Eco togliendole la possibilità di parlare autonomamente: ella può adesso solo riferire le parole che gli altri pronunciano.

Poi accade che Eco, addolorata per essere stata respinta da Narciso, piange fino a rinsecchirsi e a ridursi a un sasso in prossimità di uno specchio d'acqua. Narciso si trova a passare vicino a questo specchio d'acqua e vede la propria immagine riflessa. Se ne innamora perdutamente. A questo punto egli urla il proprio dolore e la propria infelicità per l'impossibilità di realizzare l'amore nei confronti della propria immagine riflessa.

Non vi è dubbio che il mito tende a sottolineare il carattere fondamentalmente intransitivo dell'amore. L'impossibilità di far sì che l'amore passi da un soggetto all'altro: il fatto che esso resti in qualche modo imprigionato, consegnato, racchiuso all'interno del singolo personaggio. E' il dramma della impossibilità di comunicare, di corrispondere; o, meglio, è l'istituzione di una molteplicità di forme di specularità che non implicano comunicazione: la simmetria, la specularità, la corrispondenza non sono, di per se stesse, un fattore, un elemento di comunicazione.

E' opportuno mettere in evidenza un secondo aspetto, che è stato sottolineato anche da altri studiosi: sotto il profilo del loro significato filosofico queste due figure rappresentano al tempo stesso due estremi apparentemente fra loro incompatibili, ma anche internamente scissi. Narciso è la figura della pura, totale identità, la quale tuttavia giunge, sia pure paradossalmente, all'estremo di identificarsi con la pura e totale alterità di una immagine riflessa totalmente irraggiungibile. Al contrario o, se vogliamo, come corrispondenza di carattere simmetrico, Eco è la pura alterità, che consiste in questa totale eteronomia dell'espressione di Eco, in questo non potersi esprimere autonomamente ma solo come riflesso dell'espressione altrui. Ma questa pura e totale alterità costituisce, sia pure in maniera paradossale, l'identità di Eco.

L'aspetto filosoficamente più rilevante di questo incontro, è che l'incontro tra la pura e totale identità, sia pure internamente scissa, e la pura e totale alterità, rende impossibile la comunicazione.

Tratto dall'intervista "Amore e conoscenza: il mito di Narciso" - Napoli, Vivarium, venerdì 25 giugno 1993


Biografia di Umberto Curi

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