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Tullio De Mauro

La babele delle lingue

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Oggi sappiamo bene che le lingue sono profondamente diverse: con strumenti di indagine accurati le possiamo censire una per una, anche se con qualche problema, e oggi nel mondo contiamo oltre seimila lingue viventi. Oggi conosciamo abbastanza bene la storia remota della scrittura e dei rapporti tra popolazioni diverse nel vicino Oriente antico. Già allora, intendo dire nel terzo e nel secondo millennio avanti Cristo, in civiltà che coltivavano con molta tolleranza i rapporti tra le popolazioni della Mezza Luna fertile, dall'Egitto alla attuale Turchia, alla Valle del Tigri e dell'Eufrate, alle sponde del Mediterraneo; già allora era evidente l'esistenza di una grande quantità di lingue diverse. Una categoria sociale e professionale, quella degli scribi, aveva il compito di tradurre su tavolette d'argilla le lettere commerciali o le lettere diplomatiche, nonché i trattati che si stringevano tra popoli di lingua profondamente diversa. L'antico sumerico aveva una funzione simile a quella che il latino ha avuto in età medievale e anche moderna, una specie di "sopra-lingua", così come oggi l'inglese in tanta parte del mondo. Gli scribi avvertivano la problematicità del mettere in corrispondenza due testi redatti in due lingue diverse: l'avvertivano al punto che avevano un Dio, un Dio semitico ma che aveva - a quanto pare - aveva un'udienza più vasta nella tollerante civiltà dell'epoca. Questo dio si chiamava Nabu e aveva un appellativo, si chiamava "Sanik mit hurtu" - così ci dicono gli studiosi del vicino Oriente antico. "Sanik mit hurtu" voleva dire "controllore della corrispondenza"; "mit hurtu", della correlazione tra le parole di lingue diverse, perché soltanto un dio riusciva a risolvere felicemente il problema di questa corrispondenza.

Erodoto, grande osservatore della diversità dei costumi tra i popoli e convinto anche della grande importanza che ha la diversità delle lingue nel costituirsi delle diversità tra i popoli, le nazioni e le culture, racconta nelle Storie di esperimenti linguistici un po' ingenui, come quello fatto da un faraone. Questo faraone avrebbe preso due poveri bambinetti e li avrebbe nutriti, nei primi giorni e nelle prime settimane di vita, al di fuori di ogni contatto con esseri umani. Il faraone voleva vedere se questi bambini sarebbero riusciti a parlare, e quale lingua avrebbero parlato. I bambini - secondo il racconto di Erodoto - a un certo punto avrebbero cominciato a dire la parola "bekos", che vuole dire "pane", cioè cibo, alimento, in Frigio, una lingua dell'antico Oriente, una delle tante lingue della attuale Turchia. Questo avrebbe consentito al faraone di stabilire in modo incontrovertibile che il frigio era la lingua primigenia dell'umanità. Come si vede, dunque, cercare di capire perché le lingue sono diverse, da dove vengono le tante lingue diverse, è un problema antico, più antico della stessa cultura greca da cui noi, ormai, si può dire in tutto il mondo, traiamo tanta parte della ossatura, dello scheletro profondo delle nostre costruzioni intellettuali e filosofiche.

Tratto dall'intervista "L'origine del linguaggio" - Roma, abitazione De Mauro, venerdì 10 febbraio 1995


Biografia di Tullio De Mauro

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