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Jean–Robert Armogathe

L'arcobaleno tra mito e scienza

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DOMANDA: La rivoluzione scientifica operata da Galileo e Newton - per citare solo i maggiori - ha modificato radicalmente il nostro modo di vedere e interpretare il mondo. Ci può fare degli esempi che mostrino come è mutato il nostro atteggiamento nei confronti dei fenomeni naturali?

Prendiamo in esame l'arcobaleno. L'arcobaleno, identificato anticamente con la dea Iris, figlia di Thaumas, la meraviglia, è un fenomeno che ha sempre suscitato negli uomini lo stupore e quindi l'interrogazione filosofica, che nasce dallo stupore. Il fenomeno dell'arcobaleno ha messo alla prova la sagacia dei fisici e dei teologi attraverso i secoli. Si tratta di spiegare il versetto 14 del capitolo IX della "Genesi", in cui si racconta che Dio traccia nel cielo l'arcobaleno come segno dell'alleanza stretta con gli uomini, per evitare che sull'umanità si abbatta un altro diluvio. Gli esegeti e i fisici, nel commentare questo passo delle Scritture, si sono posti essenzialmente questo problema: l'arcobaleno è un segno naturale? Una risposta positiva implica parecchi arcobaleni tra la creazione del mondo e il diluvio. Quale senso bisogna accordare all'arcobaleno: un significato naturale o sovrannaturale?

San Tommaso d'Aquino ritiene che l'arcobaleno sia un segno naturale: per provocare una pioggia continua di quaranta giorni bisogna che si siano ammassate parecchie nuvole. Se si vede un arcobaleno significa che non ci sarà un diluvio nei mesi a venire, dato che l'arcobaleno è un segno che le condizioni per provocare un diluvio non possono realizzarsi.

Nel XVII secolo si sviluppa una riflessione sistematica sull'arcobaleno con i grandi commentatori della "Genesi". Tra il 1590 e il 1610 essi diventano dei veri best-sellers nelle librerie europee. In questi commenti si riflette sulla natura dell'arcobaleno e sul suo significato.

La spiegazione che Cartesio darà dell'arcobaleno deve certamente molto ai suoi predecessori, ma è decisamente innovativa nell'uso degli strumenti matematici, nell'analizzare il passaggio dalla nuvola alla goccia d'acqua, studiata come una piccola sfera. Cartesio, per spiegare la luce dell'arcobaleno, accanto al fenomeno della riflessione della luce, che Aristotele e i commentatori medievali conoscevano, utilizza anche quello di rifrazione. La spiegazione del cromatismo raggiungerà la sua perfezione con Newton.

Insomma: l'arcobaleno viene progressivamente demitizzato. L'inizio dell'VIII discorso de Le meteore, dedicato da Cartesio all'arcobaleno, costituisce l'esatto capovolgimento dei commenti classici. Questi cominciano tutti col ricordare che Iris è figlia di Thaumas e con l'invito a contemplare le meraviglie della natura. Al contrario, Cartesio comincia il suo discorso con questa affermazione: "benché l'arcobaleno sia stato ammirato da tutti gli uomini, nessuno è arrivato a darne una spiegazione soddisfacente". E fornisce la sua spiegazione scientifica

L'arcobaleno mi sembra un esempio veramente interessante per spiegare la secolarizzazione del sapere attraverso una sua matematizzazione. Infatti il ragionamento di Cartesio sull'arcobaleno è un ragionamento di tipo geometrico, che sottrae al fenomeno ogni spessore mitico - rimprovero che Keats muoverà a Newton - e permette agli uomini di ragionare al tempo stesso da poeti e da fisici, ma certo non più da teologi. Mi sembra un esempio della fiducia in un nuovo approccio alla natura, che si appoggia ai testi della scrittura, ma si spinge oltre, in modo da vedere al di là, come il nano sulle spalle del gigante, secondo l'immagine ripresa da Yves di Chartres nella disputa degli antichi e dei moderni.

Tratto dall'intervista "Scienza e religione nel '600" - Napoli, Vivarium, venerdì 19 febbraio 1993


Biografia di Jean–Robert Armogathe

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