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DOMANDA: Professor Feyerabend, il suo libro più famoso e conosciuto, Contro il metodo, mette in discussione l'immagine convenzionale di ciò che chiamiamo "scienza". Ci può dire qual è il senso della sua proposta e quali erano gli obiettivi che lei si poneva con la pubblicazione di quest'opera? In realtà, a leggerlo con attenzione, il mio libro intitolato Contro il metodo
è indirizzato principalmente contro la cosiddetta "filosofia della scienza" che
pretende di rendere semplice quanto di complesso è affermato dagli scienziati. In quel
libro cerco di individuare il metodo delle scienze e scopro che, in realtà, non ne hanno
uno. Non si trattava di una scoperta sconvolgente: lo era solo per la comunità
filosofica. Che senso ha, allora, il discorso sulla "verità" della scienza? Che senso ha parlare della scienza come unità? Per me, si tratta solo di fantasmi. Mi rendo conto del valore pratico della "verità" nelle pubbliche relazioni: se uno dice che la verità è in un certo posto, qui affluisce subito il denaro, qui si concentrano gli sforzi di studio, e così via. Ma a parte questo - e a parte gli usi pratici della parola verità, come nell'espressione: "Dimmi la verità, davvero hai avuto una relazione mentre ero fuori?" - le questione riguardanti la verità della scienza o del mito non hanno per me molto senso. Per me ha senso, invece, che una società, un gruppo, dedichi tutto se stesso alle scienze - al plurale - o a qualche mito, poiché di entrambi abbiamo bisogno. Oggi, per esempio, alle scienze chiediamo di rispondere a finalità ecologiche, perché siamo assediati dai rifiuti prodotti della scienza. Siccome solo gli scienziati possono manipolare i rifiuti della scienza, abbiamo ovviamente bisogno di loro. È un po' come se uno scoprisse un particolare tipo di vernice indelebile per la tinteggiatura dei muri; se a un certo punto ci stanchiamo di quel particolare colore e lo vogliamo togliere, avremo bisogno degli stessi personaggi che l'avevano applicato, perché solo loro sanno qualcosa di quella vernice. Questa è oggi una delle ragioni per cui abbiamo ancora bisogno della scienza. Quel che voglio dire è che a molte delle scienze che si vedono oggi in giro non farebbe male un pizzico di poesia per rimettere le cose in una giusta prospettiva. Anche il mito può essere oppressivo quanto una teoria scientifica. E in realtà i miti sono stati nocivi, hanno portato la gente in strani stati mentali e l'hanno indotta a comportamenti stravaganti. Si pensi, ad esempio, al mito nazista, che pure non è un mito in grande stile. Bisogna, dunque, essere più precisi. Non si può parlare genericamente di scienza e mito, poiché ci sono diversi tipi di mito, come ci sono diversi tipi di scienza. Questioni generali come "scienza o mito" non hanno molto senso. Eppure proprio di questo genere sono le questioni di cui si occupano i filosofi.... Un pilota di auto da corsa non saprebbe dire in dettaglio tutto quello che sa; può solo dimostrarlo guidando l'auto in alcune situazioni estreme. Lo stesso vale per gli scienziati. Alcuni storici della scienza sostengono che ormai è molto difficile stabilire il punto di distinzione e connessione fra il livello sperimentale e quello della cosiddetta teoria. In realtà, la loro relazione include molti elementi arbitrari, le cosiddette approssimazioni. A volte un'acquisizione, un certo risultato scientifico comporta una specie di accordo "politico" fra diversi tipi di partiti, in cui uno cede qualcosa di qua, un altro cede qualcosa di là, e poi, "finalmente si può pubblicare", come si dice. Tratto dall'intervista "Idee varie" - Roma, D.S.E., lunedì 11 ottobre 1993 Biografia di Paul K. Feyerabend Leggi l'intervista da cui è stato tratto questo aforisma Aforismi dello stesso autore Tutti i diritti riservati |