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Hans Georg Gadamer

Sisifo e il diritto alla morte

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Il mito di Sisifo è noto come quel mito che descrive la condanna di Sisifo a subire una punizione del mondo dei Morti. Secondo la versione omerica, Sisifo doveva continuamente spingere un masso di marmo fino alla sommità di un colle ma, poco prima di giungere alla sommità, il masso insidioso gli sfuggiva sempre rotolando a valle. Questa figura mitica viene usata spesso; si dice - ad esempio - "è una fatica di Sisifo", quando si tratta di un lavoro pesante; oppure si afferma che Sisifo significa in realtà affrontare e iniziare le cose con rinnovata energia.

Sisifo viene considerato in effetti una sorta di eroe che si afferma con tenacia ed ostinazione. Ma se consideriamo più attentamente il mito, e tralasciamo l'uso che ne fa il nostro modo di pensare così attivistico, emerge qualcosa di estremamente interessante. Sisifo è stato per l'appunto condannato a questa pena per un determinato motivo; egli ha ingannato la morte. Come lo ha fatto? Per noi Sisifo significa effettivamente qualcosa di simile a scaltro, a colui che trova sempre una strada, un trucco: con i suoi inganni egli è riuscito persino ad aggirare il suo ingresso nell'Ade. Per punire questo, ossia per punire la sua volontà di sfuggire alla morte con l'astuzia, è stato condannato ad un tale tormento.

Con ciò in realtà si intende dire che si può infliggere una punizione alla volontà di sfuggire alla morte solo con un terribile prolungamento della vita. Quando lessi il mito mi venne di colpo in mente l'uso che oggi gli uomini ne fanno: "Mio Dio! Noi siamo tutti un po' su questa strada, prolunghiamo artificiosamente la vita".

Negli attuali centri di terapia intensiva e negli ospedali geriatrici favoriamo il prolungamento vegetativo della vita che per così dire ci allontana dalla morte naturale, la ritarda in un modo che può apparire come una sorta di tormento di Sisifo forse in un senso più profondo - il fatto cioè che la nostra vita cosciente si affievolisce rimanendo ormai solo come esistenza vegetativa. Per il modo in cui le nostre possibilità tecniche ci mantengono in vita, Sisifo ha acquisito un nuovo significato simbolico: noi tutti probabilmente dobbiamo continuamente imparare che morire è anche un processo di apprendimento, e non è solo il cadere in uno stato di incoscienza.

DOMANDA: Professor Gadamer, c'è un diritto alla morte così come c'è un diritto alla vita?

Io risponderei: "Sì!". Si ha questo diritto, perché si è uomini liberi e perché lo scopo della terapia medica presuppone la persona; presuppone quindi che si abbia a che fare con un uomo il cui volere deve esser rispettato. In questo senso non mi sembra affatto difficile rispondere alla domanda. Nella prassi diviene però molto più difficile poiché il morire, l'agonia stessa, è un lento paralizzarsi della libera possibilità di decidere in cui l'uomo vive come uomo consapevole e sano. Per questo è una domanda ragionevole la sua. Io comunque risponderei così come ho fatto.

Tratto dall'intervista "Il filosofo e la morte" - Fermo, Palazzo dei Priori, mercoledì 10 aprile 1991

 


Biografia di Hans Georg Gadamer

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