VITA
Nato il 26 gennaio 1929 a Brescia, Emanuele Severino si laurea a Pavia nel 1950 con
Gustavo Bontadini, con una tesi su "Heidegger e la metafisica". Ottiene la
libera docenza in filosofia teoretica nel 1951. Dopo un periodo di insegnamento come
incaricato all'Università Cattolica di Milano, nel 1962 diventa ordinario di Filosofia
morale presso la stessa Università. Dal 1970 è ordinario di Filosofia teoretica presso
l'Università di Venezia dove è stato direttore del Dipartimento di filosofia e teoria
delle scienze fino al 1989.
OPERE Note sul problematicismo italiano, Brescia, 1950; La struttura originaria (1957),
Milano, 1981; Studi di filosofia della prassi (1962), Milano, 1984; Essenza
del nichilismo, Milano, 1972; Gli abitatori del tempo, Roma , 1978; Legge e
caso, Milano, 1979;Techne. Le radici della violenza, Milano, 1979; Destino
della necessità, Milano, 1980; A Cesare e a Dio, Milano, 1983 La strada,
Milano, 1983; La filosofia antica, Milano, 1985; La filosofia moderna,
Milano, 1985;Il parricidio mancato, Milano, 1985; La filosofia contemporanea,
Milano, 1988; Il giogo, Milano, 1989; La filosofia futura, Milano, 1989; Alle
origini della ragione:Eschilo, Milano, 1989; Antologia filosofica, Milano,
1989; Il nulla e la poesia. Alla fine dell'età della tecnica: Leopardi, Milano,
1990; La guerra, Milano, 1992; Oltre il linguaggio, Milano, 1992; Tautotes,
Adelphi, Milano, l995.
PENSIERO
A partire da Platone una "cosa" è ciò che si mantiene in un provvisorio
equilibrio tra essere e non essere. Questa "fede nel divenire" implica che
l' "ente" sia un niente, quando non è ancora nato o non è più. E' questa, per
Severino, la "follia" dell'Occidente, il "sentiero della notte", lo
spazio originario in cui sono venuti a muoversi e ad articolarsi non solo le forme della
cultura occidentale, ma anche le sue istituzioni sociali e politiche. Di fronte
all'angoscia del divenire, l'Occidente, rispondendo a quella che Severino chiama la
"logica del rimedio", ha evocato gli "immutabili" (Dio, le leggi della
natura, la dialettica, il libero mercato, le leggi etiche o politiche, ecc.). La civiltà
della tecnica sarebbe il modo in cui oggi domina il senso greco della "cosa".
All'inizio della nostra civiltà Dio - il Primo Tecnico - crea il mondo dal nulla e può
sospingerlo nel nulla. Oggi, la tecnica - ultimo dio - ricrea il mondo e ha la
possibilità di annientarlo. Nella sua opera Severino intende mettere in questione la fede
nel divenire entro cui l'Occidente si muove, nella convinzione che l'uomo vada alla
ricerca del rimedio contro l'angoscia del divenire innanzitutto perché crede che il
divenire esista.
Contributi dell'autore all'Enciclopedia Multimediale delle Scienze Filosofiche: