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Giulio Ferroni

Roma, 1943

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VITA
Nato a Roma nel 1943, ha studiato con Walter Binni e dopo una tesi di laurea su Annibal Caro ha studiato aspetti diversi del teatro del Cinquecento e i maggiori autori rinascimentali, frequentando nel contempo gli ambienti della giovane letteratura romana tra gli anni ’60 e ’70. Dal 1975 al 1982 ha insegnato all’Università della Calabria, in un intenso scambio con docenti di altre discipline letterarie e filosofiche; dal 1982 occupa la cattedra di letteratura italiana presso l’Università di Roma "La Sapienza": e all’attività universitaria accompagna una presenza "militante" nel dibattito culturale, con diretta attenzione alla letteratura contemporanea e ai problemi della scuola. Ha tenuto corsi presso università straniere e collabora a varie riviste e quotidiani ("l’Unità", "Corriere della sera", "Reset", "Liberal").

OPERE
Mutazione e riscontro nel teatro di Machiavelli, Bulzoni, Roma 1972; Il comico nelle teorie contemporanee, Bulzoni, Roma 1974; Le voci dell’istrione. Pietro Aretino e la dissoluzione del teatro, Liguori, Napoli 1977; Il testo e la scena, Bulzoni, Roma 1980; Ambiguità del comico, Sellerio, Palermo 1983; Storia della letteratura italiana, in 4 volumi, Einaudi Scuola, Milano 1991 (versione ridotta Profilo storico della letteratura, Einaudi Scuola, Milano 1992); Gianmatteo del Brica, Lettere a Belfagor Donzelli, Roma 1994; Dopo la fine. Sulla condizione postuma della letteratura, Einaudi, Torino 1996; La scuola sospesa. Istruzione, cultura e illusioni della riforma, Einaudi, Torino 1997; La scena intellettuale. Tipi italiani, Rizzoli, Milano 1998, Passioni del Novecento, Donzelli, Roma 1999.

PENSIERO
L’interesse di Ferroni si rivolge essenzialmente alle teorie letterarie e all’analisi dei modi di presenza della letteratura nel mondo: partendo da una attenzione agli orizzonti teorici diffusi tra gli anni ’60 e ’70 e riflettendo sulle più importanti teorie del comico del ‘900, egli ha definito l’orizzonte del "comico" come messa in questione delle strutture istituzionali, di ogni visione del mondo immobile, chiusa, illusoriamente autosufficiente. Partendo da una prospettiva storico- filosofica (per cui è stato per lui sempre essenziale il pensiero di Thedor W. Adorno e più recentemente quello di H. Jonas, confrontati con il grande modello italiano e filosofico- poetico di Leopardi), si è interrogato sulla funzione antropologica della letteratura e sul suo destino nella comunicazione contemporanea, su quella che gli appare la sua "condizione postuma".
Attualmente è impegnato nella riflessione su ciò che mette in situazione la letteratura, sulle forme del suo contatto e del suo scontro con il mondo (l’inizio e la fine, il rapporto alla morte, lo scacco, il non finito), in particolare con uno studio sulle conclusioni delle opere letterarie.


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