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Paolo Viola

Roma, 6/5/1948

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VITA

Paolo Viola è nato a Roma il 6 giugno del 1948. Ha compiuto i propri studi liceali a Torino per poi trasferirsi alla Scuola Normale Superiore di Pisa, dove ha iniziato i propri studi universitari.
A Pisa, durante il ’68, alla formazione culturale si affianca in Viola l’adesione ideologica e politica alle idee e ai dibattiti dell’estrema sinistra, che lo spingono a fondere nella propria formazione accademica i suoi primari interessi storici con quelli politici. I suoi interessi vertono, in questo periodo sui rapporti tra giacobini e masse popolari parigine. Prepara la tesi di laurea a Parigi, dove studia per due anni sotto la direzione di Albert Soboul.
Di nuovo in Italia, intraprende la propria carriera universitaria, durante la quale resta influenzato dalla figura di Furio Diaz, storico dell’Illuminismo ed esponente di spicco della sinistra laica e democratica. Insegna per molti anni a Pisa, con una sola interruzione di un triennio a Cosenza.
Successivamente ha ottenuto il trasferimento alla facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Palermo, dove, oltre ad insegnare Storia Moderna, è attualmente (nomina triennale) preside di facoltà.

OPERE

Il Terrore; Sansoni, Scuola Aperta,(1975)
Il trono vuoto; Einaudi (1989).
La crisi dell’antico regime; Donzelli, (1993
È legale perché lo voglio io; Laterza (1994)

 

PENSIERO

Gli studi sulla rivoluzione francese e l’esperienza politica vissuta dalla stessa generazione, cui Viola appartiene, sono le basi, nel pensiero di Viola, di un profondo interesse per i valori e gli aspetti più drammatici dei fenomeni rivoluzionari, di cui Viola ha tentato una rilettura e un ridimensionamento critico in chiave realistica, sottolineandone (soprattutto nei suoi studi sulla Rivoluzione Francese) gli aspetti negativi (esaminati in termini di costi umani, vittime del Terrore e delle guerre) confrontati con quelli innovativi. Tuttavia, la critica della soluzione rivoluzionaria non spinge, nelle interpretazioni storiche di Viola, a cedere il passo ad una soluzione del tutto antirivoluzionaria e conservatrice. Al contrario, le conclusioni più interessanti tratte dallo Stesso sulla portata storica e politica della Rivoluzione Francese lo hanno spinto a concludere che i regimi e i paesi che non sono mai stati interessati da alcun moto rivoluzionario o riformatore abbiano subito un destino politico e culturale assai peggiore di quello vissuto dalle società dove sia passato il vento riformatore della Rivoluzione Francese.
A questo proposito, i suoi interessi più recenti si sono concentrati, attualmente, sulla storia politica e sociale di una regione come la Sicilia, dove, secondo le conclusioni di Viola, i risultati di una pace sociale inopinatamente mantenuta, a dispetto di ogni evidenza dell’enormità dei suoi problemi, sono stati per molte generazioni una vera e propria tragedia, sfociata in un’arretratezza sempre più difficile da colmare.


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