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I fondamenti della morale === === DOMANDA: Prof. Lecaldano, l'approccio filosofico alla fondazione dei principi etici affida alla ragione il compito di stabilire ciò che è giusto e ciò che è ingiusto. Quali teorie si sono distinte in un secolo come il nostro, pervaso dal disorientamento e da una profonda crisi dei valori ultimi? Il problema che si ha, una volta che non si crede più nella possibilità di ricorrere a Dio per la fondazione dei valori morali, o di ricorrere a una qualche altra autorità umana, o di ricorrere alla forza, o alla natura umana, o alla volontà, è che ci troviamo di fronte al fatto che l'unica cosa che abbiamo di sicuro è che gli esseri umani hanno delle emozioni, delle preferenze, dei desideri. Cosa succede allora? E' possibile risolvere in maniera valida le questioni morali? E' possibile trovare una procedura mediante la quale si può far valere non solo per me ma per tutti o perlomeno per il maggior numero possibile di persone a cui arrivo, le soluzioni che io propongo della morale? Questo è il grande problema di fronte al quale si trova, in effetti, una concezione (e credo che sia ormai l'unica sostenibile) che vede la morale come caratterizzata appunto da scelte, decisioni, preferenze: quindi come una forma non conoscitiva della vita umana. Cerchiamo allora di vedere qual è la svolta che si è realizzata, per quello che riguarda il problema della fondazione della morale, nel nostro secolo. La svolta è data dal fatto che il punto di partenza è differente. Il problema è questo: che cosa facciamo quando diamo dei giudizi morali? Usiamo delle parole: parole del tipo "bene", "male", "giusto", "dovere". Da dove dobbiamo partire? Dobbiamo partire dalle parole. Questo è quello che dice molto chiaramente il filosofo George Moore nei suoi Principi di etica (1903). Se noi vogliamo risolvere la questione della fondazione della morale in maniera adeguata, non tanto dobbiamo vedere quello che è la natura umana o quella che è la struttura della volontà, quanto piuttosto vedere che cosa esattamente noi intendiamo dire quando diciamo che una cosa è buona o cattiva, giusta e ingiusta, doverosa o obbligatoria. La prima cosa da fare è, in qualche modo, chiarire il significato di questi termini: dopo di che dobbiamo cercare di capire conseguentemente quali sono i criteri medianti i quali noi possiamo accettare o rifiutare i giudizi all'interno dei quali questi termini compaiono. Questa è l'impostazione direi completamente innovativa dell'approccio alla fondazione della morale dall'inizio del XX secolo in avanti. Si tratta di badare prevalentemente alle conversazioni tra gli esseri umani: che cosa dicono, che cosa esprimono gli uomini quando usano questi termini? Cosa intendiamo dire quando noi diciamo che un'azione è buona o che una azione è giusta, quando noi, per esempio, diciamo: "è male abortire", oppure diciamo; "tu non devi assolutamente disperdere le energie che la natura ti fornisce adesso perchè le generazioni future ne subiranno un male". Che cosa diciamo con questa parola? L'osservazione che fa Moore è che noi, quando usiamo queste parole ("bene", "giusto", "dovere", ecc.) non diciamo come stanno le cose, non facciamo certo una descrizione della natura delle cose. Commetteremmo una fallacia naturalistica non comprendendo che usando questi termini in realtà diciamo sempre qualcosa di diverso da quello che potremmo dire facendo delle asserzioni sul mondo o sulla realtà. Questo è un punto significativo perchè mostra come, secondo Moore e tutta l'etica contemporanea, se noi vogliamo risolvere il problema della fondazione della morale dobbiamo capire che la morale non ha a che fare con conoscenze, non è una scienza conoscitiva. E quindi, in realtà, tutte le vecchie procedure non sono più praticabili, perchè la morale ha a che fare appunto con una componente non conoscitiva: con una scelta, con una decisione. Quando noi diciamo: "è bene, è giusto, è doveroso, è obbligatorio", noi non stiamo facendo delle asserzioni su come stanno le cose, ma stiamo dicendo ciò che si deve fare. Questa è una distinzione che appunto Hume aveva già intravista quando aveva distinto, in un passaggio del III libro del Trattato sulla natura umana, tra l'essere e il dovere. Probabilmente però Hume non dava, a questa distinzione, le implicazioni che sono state sviluppate dall'etica contemporanea. Tratto dall'intervista I fondamenti della morale - Roma, abitazione Lecaldano, venerdì 10 novembre 1989=== |