Aforismi

Adriaan Peperzak

Politica e filosofia

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DOMANDA: Prof. Peperzak, lei è un filosofo e le sue ricerche riguardano la sfera della libertà, dei diritti e dei comportamenti dell'uomo nella vita civile. Vorremmo chiederle qual'è il compito del filosofo, il suo ruolo per contribuire a migliorare il clima morale e politico?

Io penso che forse qualche filosofo sia capace di essere nello stesso tempo anche un politico e dunque di prendere parte alla vita attiva, pubblica, e politica. Ma io credo che la maggior parte dei filosofi autentici sarebbero molto più utili alla politica, all'etica e in generale alla comunità umana se essi svolgessero il proprio lavoro nel modo migliore.
Questo non significa che essi debbano isolarsi ma piuttosto richiede che essi approfondiscano, analizzino e critichino ciò che hanno fino ad oggi scoperto per migliorarlo e per renderlo più solido, nell'intenzione di offrirlo alla comunità. Questo significa che essi non si devono concentrare soltanto sulla biblioteca, sulle pubblicazioni, sugli inviti accademici ma che devono offrire ciò che hanno scoperto a quanti nella politica vogliono praticare questi indirizzi di vita comunitaria, questi principi.
Io penso dunque che un compito dei filosofi, non di tutti i filosofi individualmente, ma dell'insieme della filosofia, sia quello di essere aperti e disposti a offrire ai politici ciò che essi hanno trovato. Ma i filosofi non possono offrirlo se i politici non lo richiedono, se i politici non accettano volontariamente ciò che i filosofi hanno da offrire loro. Mi sembra che questa antica missione politica della filosofia sia diventata una rarità nel mondo filosofico e forse la ragione di questo consiste nella separazione tra lavoro scientifico e politica, nella frammentazione della nostra cultura. Religione, etica, politica, filosofia sono divenute frammenti l'uno a fianco dell'altro.

 

DOMANDA: E' per questo che si assiste sempre più a una spaccatura tra sfera politica, comportamenti dei politici e sfera morale?

Io credo che questa scissione sia per la politica causa di sciagure. Per rispondere a questa domanda bisogna ritornare ai fondamenti di una filosofia politica e soprattutto alla risposta alla questione fondamentale: "perchè esiste la politica?" Mi sembra chiaro - ed è stato sempre ribadito in tutte le tradizioni filosofiche - che il fine della politica sia l'esistenza, la vita migliore e il più possibile felice della comunità umana organizzata politicamente.

Viviamo in un clima morale in cui l'uguaglianza, la libertà, il riconoscimento di ogni essere umano sono accettati e dati per scontati. D'altra parte, il risultato di questi sforzi è assai modesto se si considera che la nostra epoca ha conosciuto crimini contro l'umanità molto più grandi di quelli commessi dai Visigoti e dai Vandali. Noi dunque, non abbiamo molte ragioni di essere fieri del risultato conseguito da questa forma di moralismo.

Kant ha detto un giorno ed ha anche scritto che sarebbe possibile edificare uno Stato buono, uno Stato soddisfacente anche tra i diavoli. Se gli uomini fossero diavoli, sarebbe ugualmente possibile trovare un'organizzazione tecnica che desse un risultato soddisfacente. Quest'affermazione mi sembra eccessiva ma è innegabile che le strutture sociali, politiche, economiche e militari sono così forti da catturarci al loro interno. Noi siamo presi in queste strutture come singoli elementi e noi non siamo in grado di cambiare le strutture semplicemente attraverso un piano d'azione che nasca dalla nostra libertà e dalla nostra teoria. Noi siamo in un certo senso le vittime delle strutture che noi manteniamo in vita con le nostre azioni.

 

Tratto dall'intervista Educazione, violenza e televisione - Napoli, Vivarium, sabato 8 maggio 1993

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