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=== === DOMANDA: La demarcazione tra ragione di stato e crimine organizzato, tra politica e delinquenza comune, sembra oggi essersi assottigliata fino al punto di svanire. Prof. Sasso, c'è dunque totale inconciliabilità tra vita etica e politica? No, per carità! Qui bisogna veramente distinguere in modo molto drastico. Qualsiasi pensatore politico degno di questo nome, a cominciare da quello che, a mio modo di vedere, è il pensatore politico, cioè Niccolò Machiavelli, ha avuto una cura precipua nelle sue considerazioni: esaminare il più a fondo che fosse possibile il concetto di corruzione. Per corruzione si può intendere certamente il disgregarsi del sistema pubblico dei rapporti, il prevalere degli interessi privati, la sistematica violazione delle leggi, l'arbitrio, tutte le cose che offendono la coscienza civile e politica anche nel caso che, per esempio, si rilutti ad intendere che la vera politica sia la moralità o che la vera moralità abbia nella politica il suo strumento necessario. La differenza tra il ladro e l'uomo di stato, tra il predone da strada e l'uomo di stato, rimane una differenza assolutamente abissale anche nel caso che l'uomo di stato segua nella sua azione metodi che non lo raccomanderebbero al Paradiso. Il punto è insomma se si guarda appunto all'interesse, che non è la stessa cosa del bene, alla stabilità che non è la stessa cosa dell'etica - di un assetto politico e costituzionale - e un altro conto è se si guarda viceversa agli interessi dei personaggi che, lavorando all'interno di quell'assetto, badando a se stessi, corrompono il tutto. Questa differenza rimane assolutamente chiara e lampante. Quelle, per così dire, "rigorizzazioni" della politica machiavelliana che tendono anedotticamente a mettere sullo stesso piano il delinquente comune e l'uomo di stato, sono soltanto delle "corruzioni del pensiero": sono già il frutto, per così dire, di un modo di pensare corrotto, e rappresentano semplicemente una serie di stupide boutade. In realtà, ci può essere la più grande austerità nell'agire politico, anche nell'agire politico di personaggi che attraverso le loro azioni non si sono raccomandati al Paradiso. Questo deve essere ben chiaro; la politica realistica non ha niente a che fare con la delinquenza comune che corrompe il sistema che la politica realistica costruisce. DOMANDA: C'è allora una sorta di decalogo, di norma, cui l'uomo politico può ispirarsi? Come cittadino rispettare le leggi del suo Stato: questo è quello che deve fare l'uomo politico. Se ne rispetta anche altre non scritte tanto meglio: ma intanto cominci a rispettare quelle scritte. Tratto dall'intervista "Etica e politica" - Roma, Villa Mirafiori, Facoltà di Filosofia, lunedì 20 novembre 1989=== |