FOLLESDAL DAGFINN

LINGUAGGIO E STATI MENTALI

INT 933 D 7

3’05"

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Penso che non bisognerebbe guardare agli stati mentali come a stati che abbiano il loro sbocco naturale nel loro essere espressi in parole. Credo vi sia un'interazione tra il nostro apprendimento del linguaggio e il tipo di stato mentale che abbiamo. Il punto di vista tradizionale nella teoria della comunicazione della filosofia del linguaggio è che noi abbiamo degli stati mentali ancora prima di apprendere una lingua e che essi sono adatti ad essere formulati da certe espressioni linguistiche, cosicché apprendere un linguaggio consiste nello scoprire quali espressioni sono adeguate a determinati stati mentali. Ma penso che se si considera seriamente il carattere sociale del linguaggio, bisognerebbe dire allora che gli stati mentali che abbiamo da bambini, che sono in parte connessi con la percezione e così via, non sono propriamente di tipo verbale, ma, una volta appresa una lingua, cominciamo ad accorgerci che alcuni dei nostri stati mentali sono associati con oggetti concreti con cui ci confrontiamo quando impariamo una lingua. E gradualmente ci impossessiamo di un tipo di distinzioni e di raffinamento del linguaggio e delle nostre idee che corrispondono al linguaggio comune; questo vuol dire che i nostri stati mentali diventano esprimibili a parole contemporaneamente al nostro apprendimento del linguaggio. Essi non sono in nessun senso prelinguistici, non sono ciò che si definisce "protolinguistico". In realtà non abbiamo elaborato un "mentalese", una forma di linguaggio per la nostra mente e non abbiamo appreso un linguaggio imparando a tradurre il nostro mentalese in italiano, in inglese o in qualsiasi altra lingua. Ci impossessiamo realmente dei nostri stati mentali più complessi attraverso l'apprendimento di un linguaggio. E questo è un motivo importante del ruolo fondamentale che ha il linguaggio nella nostra vita intellettuale e nello sviluppo di livelli coscienziali e mentali più elaborati.===