Aforismi

Jonathan Barnes

Lo scettico e il mondo

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DOMANDA: Prof. Barnes, le parole hanno una storia; ad esempio il termine afasia, mancanza di parola, aveva per gli antichi filosofi scettici un significato particolare. Ce ne può parlare?

Il termine afasia, "astensione dalla parola", va inteso in un senso piuttosto particolare. Gli antichi scettici non pensavano che si debba stare silenziosi, muti; ma piuttosto che non si debbano esprimere affermazioni, asserzioni. Molti di essi scrissero libri, e certamente parlavano fra di loro, per cui afasia non significa: "non dire nulla". Ciò che essi ritenevano di poter fare era di proferire qualcosa, senza tuttavia fare affermazioni.

Per esempio, se io fossi stato uno scettico, mi sarebbe stato permesso di fare una esclamazione, mi sarebbe stato concesso di dire quanto amassi il vino italiano, ma non avrei potuto asserire che "il vino italiano è amabile". Posso esprimere i miei sentimenti ma non posso fare asserzioni sulla natura delle cose. Questa è pertanto, a mio giudizio, il significato che questo termine curioso, afasia, aveva per gli scettici.

Pirrone ed i Pirroniani pensavano che, se una persona si fosse astenuta dal fare affermazioni e dall'avere opinioni sulla natura del mondo, allora ci sarebbe stata una conseguenza molto importante: una persona avrebbe condotto una vita serena, quieta e felice. Può sembrare un pò strano che non avere opinioni, o almeno rinunciare ad averne, procuri la tranquillità. Certamente, però, in alcuni casi ciò può essere plausibile, se consideriamo per esempio una persona attiva politicamente che è turbata e preoccupata da fatti politici; queste problematiche interiori derivano chiaramente da un certo credo, per esempio dall'opinione che lo Stato dovrebbe fare questo o quello. Pertanto, quando ciò non avviene, si creano dei turbamenti. Se questa persona accantona questo credo, il turbamento, la preoccupazione cessa di esistere.

Sembra che gli antichi scettici pensassero che la maggior parte delle preoccupazioni che distruggono la nostra vita dovessero derivare dai nostri "credi" sulla natura del mondo; pertanto pensavano che rinunciando ai nostri "credi", rinunciando a fare affermazioni sulla natura delle cose, avremmo evitato le preoccupazioni che ne derivano. Naturalmente essi sostenevano che la vita avrebbe ancora contenuto alcuni fatti spiacevoli: per esempio una persona avrebbe ancora avuto fame e sete se non si fosse saziata e dissetata; comunque non avrebbe più avuto le preoccupazioni extra delle persone con "credi".

Questa idea, per un certo verso, costituì la pubblicità per lo scetticismo antico. La maggior parte dei filosofi antichi si presentò come "modo di vita" e non meramente come "accademico" o "intellettuale". La maggior parte dei filosofi antichi pensava che, se una persona avesse fatto parte della loro scuola, sarebbe diventato una persona migliore, più felice. In particolare, una pubblicità per il Pirronismo diceva: "unisciti a noi; perderai i tuoi credi e poi sarai più appagato".

D'altra parte, però, gli scettici imparano delle professioni; Sesto Espirico era medico. Quindi gli scettici devono spiegare com'è possibile, da un lato, non avere credi, e dall'altro diventare, per esempio, medico come Sesto Empirico. Essi svilupparono - non è chiaro fino a che punto - una teoria sulla natura delle arti e delle professioni e sulla trasmissione di quello che consideriamo conoscenza professionale: teoria che vale un esame più attento e profondo. Essi considerano l'arte della medicina quale una complessa capacità di agire; secondo loro essere medici non è una questione di conoscere un mucchio di fatti, ma piuttosto di avere un numero di abilità, di capacità. Ed essi pensavano che queste capacità potessero essere trasmesse da un medico all'altro senza che vi fosse una trasmissione di dottrine.

Tratto dall'intervista "Lo Scetticismo accademico" - Napoli, I. I. S. F., Palazzo Serra di Cassano, venerdì 11 dicembre 1992

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