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===DOMANDA
Prof. Mathieu, lei ha detto che Bergson rimproverava al positivismo di non prendere in considerazione tutti i dati necessari e proprio un titolo, il primo titolo di un’opera celebre di Bergson tratta del tema della durata vissuta, della durata interiore. Che cosa significa propriamente questa espressione, durata , e qual’é la prospettiva che Bergson intende dare con questa opera?
MATHIEU
Infatti la realtà più importante a cui il positivismo secondo Bergson non restava fedele è la realtà della nostra coscienza, la realtà vissuta, che si svolge appunto nel tempo reale che egli chiama durata e che non corrisponde affatto, osserva in questo saggio, al tempo della meccanica, al tempo della scienza, cioè a quel tempo che si potrebbe anche restringere o allargare a piacimento, purché tutti i rapporti rimangano eguali e che è semplicemente un rapporto matematico. Il tempo vissuto è invece qualcosa di reale, una sostanza, la vera realtà per Bergson, ed è un cambiamento continuo, un cambiamento qualitativo. Il primo saggio di Bergson ha questa pretesa e per questo fu considerato impressionistico, di rimanere aderente ai dati immediati della coscienza, in realtà non esistono dati immediati della coscienza, la nostra coscienza è sempre già una elaborazione di una certa esperienza. Ma Bergson aveva in questo momento questa aspirazione e obbedisce a questa aspirazione con un’opera che per certi aspetti apre una strada nuova alla filosofia, per certi altri rimane impigliata in certe contrapposizioni troppo nette, perché sì, è vero che il tempo vissuto è un continuo mutamento qualitativo, un passare da una qualità all’altra, ma c’è anche, c’è pur sempre un aspetto quantitativo della stessa durata che Bergson nel primo saggio vuole dimenticare e in seguito quando tornerà su questo argomento a proposito della teoria di Einstein in un'opera che poi lui stesso tolse dalla circolazione perché conteneva un curioso errore logico nell’interpretazione della relatività, tuttavia è un’opera importante perché corregge quel primo contatto di Bergson con la realtà interiore, proprio sul punto della relazione che il tempo vissuto ha con le cose esterne, egli dice in questa seconda opera, "il tempo è in qualche modo addossato allo spazio", e invece nella prima dice che c’è un opposizione fra il tempo dell’orologio che è soltanto spazio, non è altro che il muoversi, il cambiare posizione delle lancette, e il tempo vissuto che invece è memoria che continuamente cambia in modo qualitativo.===