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=== === DOMANDA: L'Illuminismo ha al suo interno una componente antireligiosa e libertina. Prof. Bloch, che ruolo gioca il cosiddetto libertinismo all'interno del materialismo illuminista? Nella esposizione di Marx, come in quelle precedenti, si vede il materialismo illuministico come la conseguenza di filosofie anteriori: da un lato (in primo luogo) quella di Descartes, dall'altro quella di Locke. Il meccanicismo di Descartes e il sensualismo di Locke sarebbero le componenti di quel materialismo. Tutto ciò non è falso, ma si dimentica qualcosa che non poteva essere manifesto a quell'epoca, cioè la terza componente del materialismo illuministico: il libertinage, che in italiano si dice libertinismo. L'antico libertinage è, in un certo senso, una corrente non filosofica, ma molto importante nella storia della filosofia: una corrente letteraria, erudita, di critica della religione, delle metafisiche, dei valori, che usa essenzialmente strumenti di scrittura, di lettura, che si nutre quindi di erudizione e di storia. Questa corrente ha come caratteristica, in particolare, un individualismo, un élitismo legati alla teoria - molto diffusa e che è in particolare di Machiavelli - secondo cui tutte le religioni sono delle imposture politiche necessarie all'ordine sociale, di cui il libertino si deve liberare. Il libertino deve liberarsi dei pregiudizi, ma deve soprattutto evitare di manifestarlo ed evitare di illuminare le masse, di illuminare il popolo su quelle verità che sono riservate a lui soltanto. La componente libertina ha un ruolo molto importante - specialmente agli inizi del pensiero materialista del XVIII secolo - nella letteratura filosofica clandestina che si sviluppa soprattutto nella circolazione manoscritta. Possiamo prendere in considerazione due punti ben noti della storia del materialismo: l'uno all'inizio, ed è il caso del curato Meslier; l'altro alla fine, ed è il caso di La Mettrie. La Mettrie è considerato spesso come il primo gran materialista del XVIII secolo: le sue opere si collocano pochi anni prima della metà del secolo, il 1745 per il Traité de l'âme, il 1747 per L'homme machine, il 1751 (data della sua morte) per il Discours préliminaire, che serve da esordio, da introduzione all'edizione delle sue opere. La Mettrie si situa quindi intorno alla metà del secolo, ma La Mettrie è essenzialmente un conservatore. All'altro polo abbiamo il caso di Meslier, che è un autore alla congiunzione del XVII e del XVIII secolo, che appartiene di fatto alla letteratura clandestina - non ha pubblicato in vita nessuno dei suoi scritti -, ha condotto un'esistenza da curato di campagna, del tutto senza storia e alla sua morte ha lasciato un Mémoire sur les pensées et les sentiments de Jean Meslier, destinato ad essere diffuso tra i suoi parrocchiani e più largamente in mezzo a quello che lui chiamava il popolo. Il fatto interessante è che Meslier è un personaggio abbastanza eccezionale - La Mettrie pure a suo modo - e il loro ruolo smentisce in un certo senso le immagini che ce ne siamo fatte. Ci si potrebbe aspettare che il più rivoluzionario sia il più tardivo, che sia La Mettrie, e che il meno rivoluzionario sia il più vecchio, sia Meslier. E' vero proprio il contrario. Meslier, benché appartenga in larga misura alla corrente clandestina del libertinismo, è un autore al tempo stesso materialista e rivoluzionario. Egli fa professione di materialismo anche senza usare questo termine. Nella sua opera porta otto prove della vanità e della falsità delle religioni, di cui le ultime due sono delle argomentate negazioni dell'esistenza di Dio e dell'immortalità dell'anima. Tratto dall'intervista "Il materialismo illuministico e la Rivoluzione Francese" - Napoli, Vivarium, mercoledì 17 febbraio 1993.===
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