Aforismi
=== ===
DOMANDA: Lei ha spesso polemizzato con quei critici letterari che si affidano, nel loro lavoro, ad un metodo o ad una scuola, rinunciando così ad essere se stessi. Ciò vuol dire che lei non riconosce nessuna autorità con cui confrontare il proprio pensiero?
Una volta che vi togliete i paraocchi e i "lampeggianti critici", il lavoro letterario esiste. Sta là ad aspettarvi. La cosa straordinaria a proposito degli scrittori occidentali che contano di più - in particolare Shakespeare e Dante, ma anche altri sette od otto quasi della loro levatura - è che dal punto di vista della conoscenza sono molto più forti, molto più ampi, molto più suggestivi, analiticamente molto più potenti, di tutte quelle modalità cercate per classificarli da qualche parte: modalità che non riescono a contenerli, che non riescono ad analizzarli in modo convincente.
Non esiste una sola modalità singola, naturalmente, che ci farà analizzare in modo convincente Shakespeare. Si ha bisogno di una immensa quantità di approcci a Shakespeare e a Dante, e si ha bisogno, più di ogni altra cosa, di qualsiasi approccio tranne di quello che dice: "solo questo approccio è valido".
I vari modi della critica cosiddetta modernista, o post-modernista, mi sembrano aver fallito completamente: infatti, globalmente, più è forte il testo letterario a cui essi si applicano, più sono deboli i risultati. Quando cercate di decostruire o di "lacanizzare" o di "foucaultizzare" Re Lear o la Divina Commedia, vi ritrovate con dei cocci rotti in mano: non vi resta più la Commedia o Re Lear.
Così, penso, è ora di farla finita con questi sforzi alquanto discutibili, tanto strombazzati in giro come progressi straordinari, ma che non mi sembrano affatto dei progressi.
Non esiste alcun metodo, tranne te stesso. Chiunque pensi di aver adottato o assorbito un metodo, sia esso preso da Marx o da Foucault, da Nietzsche o da Freud, da Derrida o da Heidegger, fa qualcosa di sbagliato. Se tu adotti da qualcun altro un metodo, allora semplicemente sostituisci, al metodo che tu implicitamente già sei, un modello derivato, e così non sarai più te stesso.
Ciò che occorre fare è solo l'esperienza di leggere della letteratura assolutamente forte, di farlo incessantemente, e di farlo per una vita intera, e di farlo escludendo quasi qualsiasi altra cosa. Naturalmente è sempre più difficile farlo. La natura intima della televisione, come tutti ormai sappiamo bene, lavora contro l'esperienza della lettura; l'esperienza della lettura è altamente solitaria, è cognitiva, implica in ogni punto una immensa difficoltà che deve essere superata: è qualcosa che ti porta continuamente a combattere le resistenze del tuo io, resistenze che imparate sia implicitamente che esplicitamente a superare se dovete leggere bene.
Sempre più l'esperienza del vedere qualsiasi cosa - sia una fotografia che si muove o una scena di strada, un tramonto oppure uno schermo televisivo - è l'antitesi, la negazione totale di quel che facciamo quando leggiamo in modo profondo.
===