ALESSANDRO GHISALBERTI

AGOSTINO E I DUE NOMI DI DIO

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Agostino è convinto che quando Dio si rivelò a Mosè nella rivelazione narrata da Esodo 314* Dio disse a Mosè: "Dirai agli israeliti "io sono mi manda a voi"", in questa enunciazione "Io sono - ego sum", io sono colui che sono traduceva la vulgata, in questa enunciazione per Agostino Dio ha rivelato il suo nome proprio; il suo nome proprio è "Io sono" cioè io sono l'essere, io sono e basta cioè io sono l'essere e niente più; non sono tizio, caio o sempronio, sono cioè sono la totalità dell'essere.

Agostino da questa lettura dell'essere come nome proprio di Dio ricava due considerazioni: la prima è che è possibile considerare il nome dell'essere come il nome proprio di Dio, considerando l'essere come l'essenza divina. E qui ricorre alla dottrina di Plotino, alla dottrina neoplatonica dove si parla dell'essere uno, dell'essere purissimo, dell'essere necessario, come caratterizzante l'essere trascendente. D'altra parte il nome dell'essere come nome proprio di Dio, secondo Agostino, ha anche un aspetto che Agostino chiama di nome della misericordia ossia nome con cui Dio vuole stabilire un rapporto con l'uomo; nel versetto successivo di Esodo 314 infatti il testo biblico prosegue dicendo: "Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe il Dio della fedeltà alle promesse fatte ai padri, il Dio che vi assiste nella storia". Secondo Agostino ciò vuol dire che rivelare solo il nome dell'essenza di Dio, nome dell'essere purissimo, trascendente, necessario, totalmente al di là di ogni condizione cui l'uomo possa arrivare anche col suo pensiero, avrebbe costituito in qualche modo un momento di delusione, di paura, di scoraggiamento per l'uomo che si sarebbe trovato di fronte a qualcosa di totalmente inaccessibile. Invece il nome dell'essere contiene anche questo aspetto del Dio che si manifesta nella storia; un nome per cui l'uomo può avere fiducia e farsi coraggio pur essendo in una condizione ontologica così differenziata.

In questi due nomi di Dio noi troviamo già profilarsi la dottrina agostiniana della creazione; Agostino dà molta importanza alla dottrina della creazione, anche se ritiene che alla dottrina della creazione non si arrivi filosoficamente. Uno dei limiti di Plotino è per lui proprio questo, oltre al fatto di mom essere arrivato alla Trinità di Dio in senso cristiano. La Dottrina della creazione diventa la chiave di lettura di tutto il complesso che riguarda sia l'essere dell'uomo sia l'agire, sia l'essere cristiano che la teologia cristiana. Quindi Agostino vede nella Dottrina della creazione il punto nodale di ogni pensiero di ogni speculazione sia filosofica che teologica.

Tratto dall’intervista "Agostino d’Ippona" 15 febbraio 1994 Napoli Vivarium

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