HOSLE

IL FONDAMENTO DELLA MORALE

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Questo è uno dei grandi problemi dell'etica. Fondamentalmente ci sono due possibilità: una è quella che dice che c'è un'intuizione di alcuni valori fondamentali. Questa è la posizione scheleriana, secondo Scheler non c'è nessuna possibilità di argomentare nell'ambito dell'etica, perché non può essere un'argomentazione empirica dato che si tratta del dover essere e non dell'essere, ma si sente semplicemente che ci sono alcuni valori come il valore vitale o il valore spirituale superiore al valore della morte o al valore dell'ignoranza. Evidentemente il problema dell'intuizionismo è che esistono persone che non hanno questa intuizione, allora l'intuizionista può solo dire che sono ciechi rispetto ai valori, può diffamarli ma non può confutarli. Perciò è chiaro che è auspicabile, se è possibile, il tentativo di fondare anche questi principi. Ma cosa vuole dire fondare, cosa vuole dire argomentare, per i principi morali? Come dicevo, un'argomentazione empirica non è accettabile e anche un'argomentazione meramente logica non è sufficiente, perché non c'è nessuna contraddizione, almeno analitica, nel dire "la vita non ha nessun valore". Io credo che l'unica strategia che esiste è la strategia trascendentale, cioè di dimostrare che quando noi argomentiamo su questa questione, già sempre presupponiamo alcuni valori. Ricordo il tentativo di Apel di trattare questo problema: Apel dice che quando noi ci mettiamo a discutere, già presupponiamo per esempio che il nostro discorso avvenga in maniera tale che possiamo scoprire la verità; ciò presuppone per esempio una libertà di pensiero ed una libertà di espressione, però, evidentemente, se l'altro può uccidermi io non ho libertà di espressione, dunque la vita umana è un presupposto della libertá di espressione. L'americano Hem Guverf * argomenta in maniera simile, lui dice che dobbiamo sempre ascriverci la possibilità di azione quando argomentiamo, in quanto l'argomento è un'azione, e secondo il criterio di un universalista, se lo ascriviamo a noi, e necessariamente dobbiamo ascriverlo a noi, dobbiamo ascriverlo anche a tutti gli altri; in questa maniera egli tenta di arrivare a un fondamento dei beni fondamentali. Io credo che questa strategia, che in verità per la prima volta è stata perseguita da Fichte ne "Il sistema della dottrina morale", sia una buona strategia. C'è però qualcosa che mi irrita, il fatto che irrita è che secondo questi trascendentalisti fondamentalmente la vita umana ha un valore solo in quanto è condizione necessaria dell'argomentare; ora, ovviamente la vita umana è vita umana e non animale proprio perché l'uomo ha la capacità di ragionare, però c'è qualcosa di strano nell'idea che la vita ha solo un valore in quanto è la base dell'argomentazione, ed è anche chiaro che su questa base non si riesce a fondare il valore, per esempio, della vita animale; infatti l'etica del discorso ha terribili difficoltà a riconoscere che abbiamo doveri morali verso gli animali. L'utilitarismo è più bravo da questo punto di vista, in quanto dice che bisogna aumentare la felicità e diminuire la sofferenza e in quanto un animale è in grado di soffrire, anche l'utilitarismo è disposto a riconoscere come nostro dovere quello di limitare la sofferenza dell'animale; perciò è abbastanza frequente la posizione che si è kantiani per gli uomini e utilitaristi per gli animali. Ma anche l'utilitarismo, per esempio, non è veramente sufficiente per risolvere molti problemi dell'etica ecologica, perché, se per esempio riusciamo a sterminare una specie in maniera indolore, non c'è nessun problema per l'utilitarista, che considera solo la sofferenza, mentre io personalmente credo che ci sia anche un valore intrinseco di una specie animale al di là del dolore dei singoli rappresentanti della specie. Qui credo che ci voglia qualcosa come una metafisica della natura e l'unico grande etico del nostro tempo che ha tentato di lavorare in questa direzione è stato Hans Jonas: Hans Jonas introduce una metafisica della natura, dell'organico, secondo la quale e il singolo organismo e la specie organica hanno un valore intrinseco.

 

Tratto dall’intervista "I problemi filosofici della morale" 5 ottobre 1994, Napoli Vivarium

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