AFORISMI
Paul FEYERABEND
GLI STRUMENTI DELLA SCIENZA
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Ogni volta che ci si trova in difficoltà con un esperimento, si può sempre dire che esso verificherà la teoria in futuro, e a volte è accaduto che l'abbia verificata dopo secoli. Vede, una delle difficoltà che indussero Newton a pensare che Dio interferisse nelle orbite dei pianeti fu la cosiddetta grande disparità fra Giove e Saturno. Sembrava che nel corso del tempo Giove e Saturno si allontanassero sempre più fra loro. Ma dalle osservazioni antiche, dalle osservazioni babilonesi, di cui aveva conoscenza attraverso Tolomeo, Newton sapeva che nell'antichità il sistema planetario era più o meno lo stesso di oggi. D'altro canto, la tendenza all'allontanamento reciproco era innegabile. Così egli concepì l'idea che Dio periodicamente rimetta a posto il sistema planetario. Altri dicevano invece: "Utilizzando la teoria di Newton, troveremo alla fine che il fenomeno può essere spiegato con la fisica, senza bisogno di alcun intervento divino". Ci sono voluti più di 200 anni perché si arrivasse a trovare questa spiegazione, ma mai si era persa la fiducia che la difficoltà potesse essere risolta. Così vanno le cose. Le difficoltà possono rimanere in piedi per secoli, e ciononostante, per qualche ragione metafisica, si può continuare a credere che una teoria sia corretta, finché alla fine non si scopre appunto che essa è effettivamente corretta.
Un altro esempio è fornito dalla storia iniziale della meccanica ondulatoria. Per qualche tempo Schrödinger credette che ci fossero le onde... che le particelle elementari fossero cioè di natura ondulatoria, e su questa base elaborò lo spettro dell'idrogeno in chiave relativistica, tenendo conto delle scoperte di Einstein, ma arrivò a valori completamente sbagliati, rispetto a quelli perfettamente noti dello spettro dell'idrogeno. E allora che fece Schrödinger? Ritrattò, forse? O disse: "Ho sbagliato"? Nient'affatto. Ma fece un passo indietro, e si disse: "Non lavorerò con le categorie di Einstein, bensì con quelle di prima di Einstein". Il che vuol dire che utilizzò una teoria peggiore rispetto a quella abbracciata dai più in quel tempo. E la teoria peggiore diede migliori risultati della teoria migliore, la quale fu spiegata solo molto, molto più tardi. Così, l'idea che davanti a una prova che la contraddica si debba rinunciare alla teoria... Non si può rimanere attaccati ad essa, e contraddicendola si sono fatti progressi. A volte questo atteggiamento ha portato da qualche parte, altre volte no. La cosa da fare è di decidere caso per caso; ciò significa che bisogna conoscere dettagliatamente il caso in questione. Certo, è utile a questo fine avere, per così dire, una scatola di strumenti, una riserva di regole metodologiche; tante regole disposte in bell'ordine alfabetico: qui va applicata questa regola, o quell'altra? Ciò è molto utile. E a questo riguardo, la regola che Popper introdusse nella scatola degli strumenti, la regola di falsificazione, fu un'utilissima aggiunta. Il suo errore fu di considerarla come l'unico strumento appropriato, l'unico mezzo utile per verificare le teorie. Tutto qui l'errore; egli avrebbe dovuto dire invece: "Bene, abbiamo arricchito la nostra riserva di strumenti".
Vede, la scatola degli strumenti non va mai gettata via. I vecchi metodi, direi, non vanno mai abbandonati. Non va mai gettata via la scatola degli strumenti, e insieme non si deve mai ritenere che la stessa scatola degli strumenti o uno strumento dentro di essa sia la sola cosa giusta; bisogna invece usarla, ampliarla, ignorarla talvolta, a seconda del caso che si ha sotto mano, poiché non si sa mai con che cosa si avrà a che fare. Altrimenti sarebbe come chi cominci a studiare la psicologia prima di essere entrato in contatto con gli uomini, e cerchi poi di avvicinarli applicando loro le regole della psicologia che ha imparato; è invece molto meglio andare direttamente incontro agli esseri umani, e allora ci si accorgerà che molte delle regole della psicologia apprese non si adattano perfettamente agli uomini reali