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George Duby
La metodologia storica
DOMANDA: Fernand Braudel sostiene che la storia, a differenza della scienza, non opera previsioni, ma è solo conoscenza del passato. Non si occupa dunque del futuro, non è in grado di prevedere in qualche modo il futuro, neanche a breve termine. Lei condivide questa affermazione?
Sono completamente d'accordo con Fernand Braudel. Lo storico è il contrario del futurologo: guarda verso il passato, tenta di comprendere il passato, e ci riesce a mala pena. Per esperienza si rende conto che tutte le previsioni che si possono fare in base ai dati storici, risultano false; tutte le curve di estrapolazione che si possono tracciare per prevedere il futuro entrano in contraddizione con ciò che succede veramente. Lo storico non è un indovino, non ha lezioni da dare, non può aiutare la gente a prevedere il futuro. Di ciò sono assolutamente certo.
La storia è sempre stata uno strumento politico. Sempre, in tutti i tempi, gli storici (certi storici almeno) sono stati al servizio del potere. Con la nascita delle grandi potenze la storia, a poco a poco, è arrivata a costituirsi come genere letterario. E gli uomini, che detenevano il potere, hanno sempre cercato nella storia delle giustificazioni e il mezzo per trascinare il popolo con l'esempio del passato e con il miraggio di utopie le cui radici affondavano nel passato. Questa situazione non è cambiata: c'è sempre una manipolazione del ricordo, della memoria storica, con la conseguenza di arrivare a dei controsensi, rispetto a ciò che insegnano le fonti.
Il nazionalismo, questo veleno che infetta l'Europa di oggi - e non solo l'Europa ma l'intero pianeta - poggia essenzialmente su una memoria manipolata. Perciò l'insegnamento della storia ha un ruolo molto importante nell'evoluzione dei metodi didattici.
Per esempio in Francia, nella Terza Repubblica, alla fine del XIX secolo, l'insegnamento della storia è stato lo strumento fondamentale per introdurre nelle menti dei giovani, assai presto, fin dalla scuola primaria, il sentimento nazionale: ovvero l'idea di appartenenza ad una comunità e l'idea dei doveri che avevano di fronte ad essa, in particolare il dovere di partire, seguendo i loro fratelli maggiori, alla conquista dell'Alsazia e della Lorena.
Oppure, al contrario, per restare all'esempio della Francia, la storia è sembrata a volte sovversiva; così il regime totalitario francese (parlo del regime di Vichy del maresciallo Pétain) ha fatto di tutto per ridurre l'insegnamento della storia. A quel tempo io cominciavo a insegnare nei licei e mi ricordo benissimo che non si insegnava più la storia del passato prossimo. Ci si fermava prima e si autorizzava lo sguardo sul passato solo per i periodi più antichi, perché non si potessero acquisire elementi di riflessione su quella che era l'attuale abiezione del potere.
Dunque la storia è sempre stata manipolata. Ma io penso che il dovere degli storici sia quello di rettificare tali manipolazioni. Se la storiografia ha un ruolo, nella difesa della pace e della democrazia, è quello di puntare il dito sulle deformazioni; deve dire che le cose non stanno in un certo modo, deve controllare che i manuali scolastici siano veramente in accordo con la realtà.
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