Il cammino della filosofia - Aforismi 

Hans-Georg Gadamer

Il poema di Parmenide

 

Di Parmenide ci è noto ben poco: tutte le testimonianze che abbiamo su di lui sono molto incerte, però possediamo un brano consistente del suo Poema.

Vediamo un po’ più da vicino questo testo poetico. Esso comincia con versi di grande potenza descrittiva, in cui si narra di un uomo di notevole esperienza (che evidentemente deve essere l’autore stesso), il quale, in un viaggio favoloso su un carro solare guidato dalle figlie di Hèlios, è condotto fuori dalle città verso il palazzo della dea, che, in segno di particolare favore, gli darà chiarimenti sulla verità dell’essere. "Verità" si dice in greco alétheia: questa parola, se vogliamo spiegarne esattamente l’uso linguistico, significa in realtà il "non occultamento", nel senso, ad esempio, di non nascondere niente in ciò che si dice e si pensa. Ma attualmente, e per buoni motivi, traduciamo di solito "svelamento". L’importante, in questa espressione, è appunto il modo in cui vi traspare l’immensa curiosità dei Greci per il mondo, lo sforzo di scoprire che cosa c’è sotto, di portare allo scoperto ciò che si nasconde e di collocarlo in nuova luce.

Ebbene, di questo scritto poetico, è stata ricopiata la prima parte, una piccola porzione rispetto all’intero poema. È sorprendente… che ci sia un componimento così lungo sulla natura, sul cosmo, sulla genesi e l’essenza del mondo… già in questo periodo. Anche i sapienti hanno bisogno dell’interesse del loro pubblico, e perciò Parmenide ha forgiato i suoi versi per rappresentare al tempo stesso l’intera conoscenza della fisiologia (parliamo di physiòlogoi appunto) la nuova conoscenza della natura, ma anche al fine di esporla criticamente, e questo è in effetti il motivo per cui diciamo che, con Parmenide, comincia propriamente a essere posta la questione dell’essere. Questa prima parte del poema, l’unica che si conservi, ha perciò suscitato fin da principio un immenso interesse nella storia della filosofia. Platone ha scritto un dialogo intero, nel quale fa incontrare il vecchio Parmenide con Socrate. Gli studiosi inglesi, seguendo in ciò il loro carattere obiettivo e realistico, hanno congetturato a lungo se questo incontro fosse cronologicamente possibile, se potesse essere avvenuto; ma io credo che dovremmo risparmiarci questo cruccio: la fantasia greca non aveva bisogno di legittimarsi di fronte alla prosaicità inglese: la credibilità di questi racconti sta nell’essere verosimili; i Greci se ne dilettavano, pur riconoscendoli come giochi dello spirito, giochi della fantasia, nei quali però si parlava di cose importanti.

E ciò vale senz’altro per l’inizio di questo poema: esso è l’unico a essersi preservato, proprio perché portò i maggiori frutti nella filosofia successiva.

Tratto dall'intervista Parmenide (Il cammino della filosofia)