Il cammino della filosofia - Aforismi 

Hans-Georg Gadamer

Cusano e la dotta ignoranza

 

L’opera che in primo luogo consentì all’idealismo tedesco di assimilare il pensiero di Cusano fu il suo primo grande libro, De docta ignorantia, una formula in cui tutti riconosciamo il risveglio della saggezza socratica; una "dotta ignoranza" che però in questi secoli dominati dal cristianesimo aveva assunto, relativamente al concetto di "ignoranza", una valenza del tutto nuova. Adesso questo termine era diventato la parola d’ordine della "teologia negativa", una dottrina della conoscenza di Dio, del divino, che si distingueva essenzialmente per la negazione di ogni possibile affermazione su Dio, nonché di tutte le possibili qualità del divino e di ogni potenziale riferimento ad esso.

Il De docta ignorantia giungeva al momento giusto nel dibattito della Scolastica intorno al problema degli universali, ovvero nella discussione sul problema se i concetti universali, di cui ci serviamo per comprendere il mondo con il linguaggio e col pensiero, siano qualcosa che noi interponiamo nella realtà (frutto insomma di una nostra creazione) o piuttosto derivino dalle cose stesse, si formino in esse. Questa alternativa trovò un superamento proprio nello spirito universale di Nicola da Cusa. Egli riuscì a produrne una dimostrazione effettiva, nella sua lingua, (così come in diverse altre lingue, ma la lingua dei dotti era innanzitutto il latino); Cusano dimostrò che, se davvero i nostri concetti sono semplici costruzioni mentali (come sosteneva il nominalismo del suo tempo), ciò non esclude affatto che la forza con la quale lo spirito umano ha realizzato le proprie immagini concettuali non possa magari coincidere con la disposizione e con l’ordine del creato voluti da Dio. Di fatto, dunque, Cusano è stato il primo a concepire una grande sintesi, secondo la quale lo spirito umano, con tutti i limiti imposti dalla sua finitezza, mantiene comunque una certa unità con lo spirito divino.

Questo era in realtà l’immane compito riservato al cristianesimo: da una parte riconoscere le potenzialità spirituali dell’uomo nella conoscenza del mondo e della vita,… e dall’altra non dimenticare la dipendenza creaturale, vale a dire il limite e la finitezza che sono propri dello spirito umano, laddove esso conosce. Se si ammettesse che con il solo pensiero ci si possa avvicinare alle verità della religione cristiana, non ci sarebbe più una religione rivelata, mediante la quale – soltanto - ci vengono date le giuste direttive per intendere la nostra vita e la nostra morte.