Il cammino della filosofia - Aforismi 

Hans-Georg Gadamer

La nuova concezione dell'universo

 

Il calcolo dei moti planetari presentava già nell’antichità notevoli complicazioni, e la situazione peggiorò ulteriormente con le nuove opportunità di osservazione dei fenomeni (pensiamo a Tycho Brahe). Effettivamente, però,… il capovolgimento di metodo, che consiste nel pensare il sole come il centro vero e proprio, a partire dal quale si potevano spiegare gli altri movimenti celesti, conduceva a una evidente semplificazione.

L’unica sfortuna era l’inconciliabilità di questa dottrina con l’esperienza naturale che tutti facciamo, nonché con la tradizione biblica dell’Antico Testamento, con il racconto della Creazione, e così via. L’ipotesi eliocentrica contrastava con l’ingenua evidenza del fatto che, ovviamente, noi siamo fermi, qui sulla Terra, e sono gli astri lassù a sorgere e tramontare; noi ci troviamo, per così dire, al centro, rispetto a tutti questi eventi. È chiaro. Questo era quanto appariva naturale a tutta l’umanità, in tutte le regioni del pianeta: la Terra era vista come l’immobile fondamento dell’essere.

In questo senso, dunque, la Chiesa cristiana (e non soltanto essa) avrebbe dovuto imparare a cambiare il proprio modello del mondo, se avesse accettato la nuova immagine dell’universo, perché più corretta rispetto alla precedente. È proprio per questo motivo che i buoni amici del canonico di Torun, Niccolò Copernico, hanno tentato di intendere la sua nuova teoria come una pura e semplice "descrizione". Osiander, a Norimberga, il portavoce di questo gruppo di sostenitori, lo ha sottolineato in maniera persino commovente: "Non si vuole affatto affermare che il sistema solare abbia realmente il sole come centro! Si dice solo che, alla luce di tale modello,… possiamo meglio descriverlo, ma questa ipotesi non ha naturalmente alcuna pretesa di verità. Essa è, come tutte le ipotesi" - questa era l’argomentazione - "un’invenzione matematica". È vero: non si dovrebbe mai dimenticare che il concetto di "ipotesi", quale è stato assunto poi dalla retorica, nasce proprio nella matematica, in seno al sistema euclideo della geometria.

Non deve quindi sorprendere che la dottrina di Copernico venisse tollerata come un’operazione meccanica, come un ausilio per valutare e descrivere i fenomeni celesti. Ma quando gli stessi risultati di Copernico furono raggiunti da Galilei, quasi contemporaneamente al tedesco Keplero, tutto ciò rimise in discussione quell’indebolimento della teoria copernicana e del suo significato. Keplero apriva uno dei suoi primi scritti con un saggio sul concetto di ipotesi, evidenziando come quest’ultima non sia soltanto una forma di dimostrazione matematica, ma abbia una pretesa di realtà, vincolata alla sua conferma o smentita da parte dell’esperienza. Da quel momento in poi la scienza conobbe uno scarto. Nacque in tal modo un concetto, che fu adoperato per la prima volta nella lingua tedesca, quello di "scienze empiriche".